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911 RSR: 40 anni di boxer ad altissime prestazioni

17 November 2016
a cura della Redazione
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  • 1/7 La Porsche 911 RSR 2.8 del 1973.
    L’architettura a 6 cilindri contrapposti è l’unica cosa (insieme al fascino) rimasta uguale in 4 decenni di sviluppo. La vettura appena presentata da Porsche è un concentrato di tecnologia da oltre 500 CV.

    911 RSR: 40 anni di boxer ad altissime prestazioni

    Porsche ha presentato la nuova 911 RSR, che difenderà i colori di Stoccarda nei circuiti di tutto il mondo a partire dal 2017. Si tratta dell’ultima generazione di una supersportiva nata esattamente 43 anni fa, nel 1973. All’epoca era un’evoluzione corsaiola della 2.7 RS, con cilindrata portata a 2.8. Erano 57 esemplari (uno dei quali custodito oggi nel museo della Casa a Zuffenhausen) preparati secondo il regolamento del Gruppo 4: oltre all’incremento di cubatura, aveva la doppia accensione, particolari in magnesio, nuova lubrificazione, freni derivati dalla 917 e un alleggerimento complessivo per scendere a 890 kg a vuoto, per un rapporto peso/potenza di un kg ogni 2,9 CV (potenza di 300 CV a 8000 giri). La sua vittoria più prestigiosa, tra le tantissime di quell’anno, sarà l’assoluta alla Targa Florio.

    La nuova 911 RSR, nonostante la tradizione del nome che porta, non ha molto altro in comune con la sua progenitrice, a parte l’architettura del motore a 6 cilindri contrapposti: il motore stesso è montato in posizione centrale, e la cilindrata è 4 litri (non molto diversa), per una potenza di 510 CV; i cerchi da 18” ospitano freni a disco da 390 mm di diametro anteriori e 355 mm posteriori. L’elettronica poi la fa da padrona, addirittura è presente un dispositivo radar anti collisioni, per motivi di sicurezza oltre che di aiuto alla prestazione (la 911 RSR è destinata all’uso soprattutto in gare di durata). Una cosa però non è cambiata: nell’era del downsizing e della sovralimentazione, il 6 cilindri di Stoccarda è ancora aspirato.

     

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