Alla Gran Carrera, la “mille miglia” degli Argentini

17 maggio 2017
di Michele Di Mauro
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    Rievoca i fasti della Carrera Panamericana. Luigi Bottini, vincitore del Giro di Sicilia 2016 organizzato dal Club Panormus,
    si è guadagnato la partecipazione alla gara sudamericana. Ecco il racconto della sua esperienza

    Fresco di rientro da La Gran Carrera, estenuante prova di regolarità che si tiene in terra Argentina, abbiamo raggiunto il frusinate Luigi Bottini, collezionista e appassionato regolarista che quest’anno ha solcato l’oceano grazie alla vittoria assoluta ottenuta al Giro di Sicilia dello scorso anno, dove c’era in palio proprio la partecipazione alla gara sudamericana: “Una gara faticosa ma assai affascinante -ci racconta Bottini- alla quale tornerei tranquillamente, se non fosse per i costi: tra iscrizione, voli e noleggio dell’auto storica si superano di slancio gli ottomila euro”.

    Luigi, l’Argentina è lontanissima, come vivono da quelle parti la Regolarità?
    Gli Argentini sono molto appassionati, almeno quanto noi. Basti pensare che il giorno prima del “Via!” nel nostro parcheggio c’erano diverse auto a far pratica con i tubi a terra. I regolaristi sono tutti molto preparati, e la dimostrazione sono state le medie in gara, che il primo giorno erano molto basse. Poi il posizionamento dei tubi nelle prove successive, molto tecnico, ha fatto pagare anche i più esperti. Le prove erano strutturate sia su strada che in piazzali molto grandi, con serie anche da 15 prove concatenate. Con un totale di 128 prove cronometrate più 4 di media con velocità variabile e rilevamenti ovviamente nascosti. Diciamo che in tre giorni non c’era da annoiarsi...

    Come hai trovato l’organizzazione? Accoglienza, logistica, equipaggiamento…
    Sempre tutto molto curato, dal cibo alle location. Ovviamente ci siamo dimenticati la pasta (sorride), l’alimentazione è a base di carne e formaggi, e poi tanto vino, rosso o bianco, e prosecco, che loro chiamano champagne. Gli argentini bevono molto, e magari anche per questo sono sempre molto cordiali e sorridenti, sia gli organizzatori che i partecipanti. Anche durante le prove, non abbiamo mai avuto la sensazione di partecipare solo per vincere, il primo obbiettivo era divertirsi. Riguardo le attrezzature, molti in macchina utilizzano cronometri Digitech, credo per retaggio della frequente presenza da queste parti del compianto Luciano Viaro, che di sicuro ha avuto un ruolo cruciale qui nella diffusione della disciplina. Per il resto, altri strumenti che onestamente non ricordo di aver mai visto in Italia.

    Qual è stato l’itinerario di gara?
    La base di partenza era a Salta, una città del nord, 1500 km circa da Buenos Aires, dove abbiamo fatto scalo arrivando dall’Italia. Il paesaggio per arrivarci è desertico, con lunghe strade dritte punteggiate da cactus e lama. Ad attenderci adulti e bambini dall’aspetto povero, ma con una grande dignità. Qui abbiamo affrontato la prima batteria di prove, sulla pista di un aeroporto, ma ero fuori combattimento a causa di un tremendo mal di testa, che poi ho scoperto essere causato dall’altitudine. Mi ha salvato, sulla via del ritorno, un analgesico gentilmente offertomi da un altro equipaggio italiano. Il secondo giorno abbiamo raggiunto Cafayate, posto molto suggestivo che si raggiunge percorrendo una lunga e solitaria strada rossa all’interno di un canyon, mentre il giorno seguente abbiamo cambiato ancora paesaggio, passando a una fitta e rigogliosa foresta pluviale, che mi ha ricordato alcuni paesaggi del centro Italia.

    Difficoltà lungo il percorso?
    Principalmente il reperimento della benzina. Molte delle auto iscritte montavano serbatoi maggiorati, ma la nostra “Volvona” (una 122 S Amazon, ndr) consumava molto, con un pieno percorrevamo meno di metà tappa, dopodiché eravamo costretti al rabbocco con delle taniche riempite al rifornimento precedente. A parte questo, devo riconoscere che la Gran Carrera è una gara molto ben organizzata e ben calibrata nei tempi, si teneva un bel ritmo considerata anche la tipologia delle strade. Considerate le difficoltà, pratiche e tecniche, sono soddisfatto del mio 11° posto assoluto, secondo degli italiani.

    Senza dubbio un’esperienza forte. Che impressioni ti ha lasciato?
    Di un’Argentina molto diversa da Buenos Aires, che è la classica metropoli. Salta, la città dove eravamo di base, conta circa un milione di abitanti, tra i quali le differenze sociali sono elevatissime: c’è gente ricchissima anche per gli standard europei, e gente poverissima che gira a cavallo o col carretto. Un mondo per certi versi inaspettatamente simile al nostro, per altri invece sembra di tornare indietro di almeno duecento anni. La benzina tra l’altro è relativamente cara, circa 1,20 euro al litro.

    Come raccontato in apertura, Luigi Bottini ha partecipato alla Gran Carrera in virtù della sua vittoria al Giro di Sicilia 2016, organizzato dal Veteran Car Club Panormus che, assieme ad altri due club dello Stivale, ha stretto un gemellaggio con gli organizzatori della gara sudamericana. Tra gli altri italiani in Argentina c’era anche Antonino Auccello, presidente del Panormus, al quale abbiamo chiesto in cosa consista questa collaborazione. «La Gran Carrera è un bell’evento internazionale per auto storiche -spiega Auccello- in cui il paesaggio è particolarmente accattivante e spazia da altipiani di quasi 5 mila metri a vere e proprie foreste pluviali. L’organizzazione, ben rodata, è quasi perfetta. Col Giro di Sicilia, così come accade per Winterace e Summer Marathon, c’è un gemellaggio che prevede un “interscambio” tra i vincitori delle rispettive manifestazioni . Ma la collaborazione va ben oltre: al prossimo “Giro”, in giugno, sono attesi circa trenta equipaggi argentini. Al di là degli accordi, la Gran Carrera è una gara che rifarei comunque molto volentieri».

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