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FCA Heritage protagonista della “Vernasca Silver Flag 2017”

14 giugno 2017
a cura della Redazione
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  • 1/14 Alfa Romeo 33/2 alla 24H Daytona 1967
    Il prossimo fine settimana, dal 16 al 18 giugno, la 22ª rievocazione della Castell'Arquato-Vernasca
    per auto da corsa costruite fino al 1972. La Casa italo-americana porta quattro stupendi esemplari delle sue collezioni

    Dal 16 al 18 giugno si svolgerà la “Vernasca Silver Flag 2017”, rievocazione storica della cronoscalata Castell'Arquato-Vernasca che fu disputata dal 1953 al 1972.
    FCA Heritage, presente per la prima volta alla manifestazione con il proprio stand, parteciperà con preziosi esemplari storici dei brand Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Abarth. Nello specifico si tratta dell’Alfa Romeo 33.2, della Fiat 525 SS, della Abarth SE010 2000 Sport e della Lancia D25. Al loro fianco, due apripista d’eccezione come l’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio e il nuovo Abarth 124 spider.

    Alfa Romeo Tipo 33/2 Daytona (1968)
    Dopo l’esperienza maturata con le Giulia TZ e TZ2, in Alfa Romeo rinasce il desiderio di tornare alle corse per vetture Sport che proprio negli anni Sessanta stanno vivendo un periodo di grande popolarità, con la categoria “due litri” contesa dai maggiori costruttori.
    Il progetto di una nuova vettura viene quindi avviato a partire dal 1964 dalla Progettazione Alfa Romeo guidata da Orazio Satta Puliga, ed è sviluppato in particolare da Giuseppe Busso. Il telaio è costituito da tre grandi tubi in lega di alluminio disposti a formare una “H” asimmetrica. All’estremità anteriore è fissato un telaio a traliccio ottenuto con una sola fusione di magnesio, e al posteriore sono poste due “braccia”, anch’esse di magnesio. I serbatoi del carburante, in gomma, sono alloggiati all’interno dei tubi del telaio. Questa struttura pesa solamente 55 kg, per un peso in ordine di marcia di 580 kg. Il V8 di due litri, in lega di alluminio, ha distribuzione a quattro alberi a camme in testa, alimentazione a iniezione con pompa meccanica e doppia accensione. La potenza erogata nella versione definitiva è di 270 CV. La velocità massima varia dai 260 ai 300 km/h a seconda della configurazione aerodinamica.
    Tuttavia, prima ancora che il motore, già progettato e costruito in Alfa Romeo, possa girare per la prima
    volta al banco, il progetto della 33 (il codice tipo è infatti 105.33) viene ceduto nel gennaio del 1966 da Giuseppe Luraghi all’Autodelta, non senza malumori dei tecnici Alfa. Intanto una vettura finita, ma con
    propulsore ancora provvisorio (il “bialbero” 1600 della TZ2), aveva girato a Balocco nell’inverno 1965.
    La gestazione della 33 è lunga e complessa, soprattutto a causa del telaio innovativo, e il 1967, anno del debutto, si conclude con la vittoria alla gara in salita di Fléron, in Belgio. L’anno successivo, con una nuova carrozzeria chiusa, la 33 ottiene quindici vittorie assolute e sei di categoria, fra cui le 24 Ore di Daytona e Le Mans, concluse rispettivamente con i primi due e tre posti di classe. Sarà proprio il successo alla maratona americana a battezzare “Daytona” la versione: quella esposta viene allestita per il Museo dalla stessa Autodelta. Al termine della stagione la Tipo 33/2 aveva conquistato il Campionato Mondiale Sport Prototipi Marche in categoria 2 litri mentre per gli anni successivi il testimone sarebbe passato alla versione con propulsore 3 litri.

    Fiat 525 SS (1929)
    La realizzazione della Fiat 525SS, una veloce e lussuosa cabriolet costruita tra il 1929 e il 1931, si deve alla matita di Mario Revelli di Beaumont e all’abilità dei battilastra delle Carrozzerie Speciali Fiat. Il modello è derivato dalla Fiat 525 soprattutto per la parte meccanica con sospensioni ad assale rigido e ammortizzatori idraulici. Alcune modifiche, in rapporto ad un motore più potente, furono adottate nell’impianto frenante, dapprima sulle ruote posteriori e poi sulla trasmissione.
    La carrozzeria, invece, richiama quella della Fiat 525S. Novità assoluta è il motore, potenziato rispetto alle versioni di serie sino a una cilindrata di 3739 cm3 e con una potenza massima di quasi 90 CV che consentivano alla vettura di raggiungere i 120 Km/h. La sigla “SS” era l’abbreviazione di “Supercompresso”, con riferimento ovviamente al motore. Il modello era costruito al Lingotto, dal 1929 al 1931, e pur avendo Fiat chiuso la Squadra Corse e rinunciato, nel 1927, alle competizioni sportive, alcune Fiat 525SS , condotte da equipaggi privati si distinsero in diverse gare, in particolare alla “Coppa delle Alpi” e alla “Mille Miglia”.

    Lancia D 25 (1954)
    Il modello nasce sulla scia del successo ottenuto, con la D 24, nella Carrera Panamericana del novembre 1953, successo che rinforza la convinzione, in particolare di Gianni Lancia e Vittorio Jano, di proseguire l’attività agonistica. Da notare che, di fatto, lo sviluppo progettuale della D 24 andò di pari passo con quello della D 50. In particolare, per la D 25 si puntò molto, in primo luogo, su un motore più potente e più performante, in grado di offrire anche buone garanzie anche sulla durata. Dopo alcuni studi e prove effettive si optò per un propulsore con 6 cilindri a V, una cilindrata di 3750 cm3 e una potenza massima di 305 CV. Il motore era alimentato tra 3 carburatori Weber 46. La vettura inoltre pesava circa 40 kg in meno rispetto alla D24. Anche il telaio, seppure derivato da quello della D 24, subì alcune modifiche, in particolare le sospensioni. Nella parte posteriore si applicò lo schema De Dion con biella longitudinale laterale e doppia balestra in grado di assicurare una maggiore stabilità all’assetto. Per quel che riguarda l’attività sportiva, va ricordato che una prima apparizione in una competizione risale al giugno del 1954 quando un motore D 25 allestì una D24, nel G. P. di Oporto, condotta da Ascari. Successivamente, nel settembre del 1954 tre D 25 furono iscritte al Tourist Trophy.

    Abarth SE010 2000 Sport (1968)
    La Sport (omologazione costruendo una serie di almeno 25 esemplari) di 2 litri è una scommessa per l’Abarth di fine anni Sessanta, minuscola Casa che non può permettersi un passo falso. L’omologazione arriva il 1° Aprile 1969, dopo che per tutto l’anno precedente, pur correndo tra i Prototipi, la SE010 è quasi imbattibile nelle gare in Salita e nelle mani dello specialista Peter Schetty. In pista è molto meno competitiva, dovendo battagliare ancora in una classe non sua, ma i privati non mancano di apprezzarne le doti e l’obbiettivo è raggiunto, anzi superato visto che se ne produrranno quasi il doppio degli esemplari richiesti per l’omologazione. La SE010 Sport ha telaio tubolare in acciaio con pannelli di rinforzo dal peso di soli 47 kg, motore 4 cilindri 2 litri da 250 Cv a 8700 giri, distribuzione a 16 valvole e alimentazione con carburatori Weber da ben 58 mm, inizialmente preferiti all’iniezione; peso di soli 575 kg, velocità massima circa 270 km/h.

    www.fcaheritage.com

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