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Una storia da film: l'Aurelia B20 di Bonetto

25 luglio 2017
di Michele Di Mauro
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    La Lancia era in Messico, dove era rimasta dopo il ritiro alla Carrera Panamericana del 1951. Uno specialista olandese l'ha acquistata dall'ultimo proprietario locale. Tutta la storia su Automobilismo d'epoca di Luglio

    Lo scorso anno un noto commerciante d’auto inglese aveva in portafoglio la Lancia Aurelia B20 “low roof” del 1951 (telaio # 1010), quella che disputò la Carrera Panamericana dello stesso anno: l’auto fu guidata nella maratona sudamericana da Giovanni Bracco; era stata ritrovata nel 2011 in Texas.
    Ora è la volta degli olandesi di Strada e Corsa, specialisti nel restauro e nella vendita, che hanno recuperato in Messico l’altro esemplare di Aurelia con il tetto basso, protagonista della spedizione sudamericana del ’51, cioè la vettura condotta in quella edizione della “Carrera” da Felice Bonetto, distinta dal telaio # 1300.
    Automobilismo d’Epoca ve la mostra in esclusiva mondiale: una vettura, ultima della piccola serie di cinque esemplari “da competizione”, che Bonetto, convinto della sua competitività dai risultati ottenuti proprio da Bracco, acquistò da Gianni Lancia. L’Aurelia B20 # 1300 è rimasta laggiù per tutta la sua vita, oltre 60 anni: dopo la sfortunata gara, Bonetto la vendette a un pilota dilettante messicano e a quel punto cominciò la sua seconda vita, molto più lunga della prima, fatta di qualche gara e lunghi periodi di inattività. Fino a quando l’ultimo proprietario tentò la trasformazione in guida a sinistra.
    Quella che segue è la storia di quest’auto e della sua avventura messicana, che vi raccontiamo con l’aiuto della viva cronaca dei giornalisti, della rivista americana Road&Track, che aiutarono Bonetto nella complicata gestione della logistica per andare alla “Carrera”.

    Per ogni evenienza...

    L’epopea della Carrera Messicana, o Panamericana, dal nome dell’imponente arteria stradale che si voleva celebrare, parte di un progetto faraonico internazionale che avrebbe dovuto collegare tutta l’America da nord a sud, nasce nel 1950 con la prima di cinque edizioni consecutive. Tra i partecipanti della prima edizione c’è Felice Bonetto che, assieme a Piero Taruffi e a due meccanici, compone la squadra ufficiale Alfa Romeo, finanziata tra gli altri da Bruno Pagliai, uomo d’affari di origine parmense residente in Messico. Oltre a parecchio contante “per tutte le evenienze” Pagliai fornisce alla spedizione anche una piccola scorta armata, in grado di... convincere qualsiasi meccanico ad aprire bottega anche a notte fonda.
    L’edizione 1951 della “Carrera” si svolge dal 20 al 25 novembre in senso inverso rispetto all’anno precedente, quindi da sud verso nord, con partenza da Tuxtla Gutiérrez e arrivo a Ciudad Juàrez; otto tappe per un totale di 3113 km da percorrere tra gli 800 e gli oltre 3000 metri di altitudine. La gara viene seguita sia a terra sia in aereo, su cui viaggiano materiali, commissari, personalità politiche, meccanici e stampa.
    Poche le regole, modificate rispetto all’anno precedente: telaio e carrozzeria devono essere di serie, al pari del motore (che non può essere sostituito) e di alcune sue parti essenziali; si possono invece modificare freni e sospensioni. Le verifiche sono comunque “alla buona”, per mancanza di attrezzature di controllo adeguate. Obbligatorio per tutti il carburante Supermexolina da 80 ottano e casco e cinture per entrambi i “pilotos”, gli unici ai quali sono consentite riparazioni in corsa, mentre i meccanici lavorano di notte; 5.000 pesos il premio per i vincitori di tappa, 200.000 al vincitore assoluto.
    La Carrera è una gara vera, dura, non un passatempo per ricchi, tant’è che nel 1951 il parterre è di livello molto più alto e i nomi europei, anche se pochi, sono di spicco. Debuttano, un anno dopo l’Alfa, anche Lancia e Ferrari, con due vetture ciascuno, tutte iscritte dal Centro Deportivo Italiano; Ferrari corre con Taruffi/ Chinetti e Ascari/Villoresi mentre Lancia, in veste non ufficiale, schiera due nuovissime Aurelia B20 private, una condotta da Felice Bonetto, l’altra da Giovanni Bracco. Sono le due prime Aurelia competizione a tetto ribassato costruite.

    Il mistero del "tetto basso"

    La Lancia Aurelia B20 GT debutta nel 1951 al Salone di Torino, inventando di fatto la categoria “Gran Turismo” e le sue apparizioni sportive non si fanno attendere. Nello stesso anno infatti, già in aprile, vengono realizzati quattro esemplari da competizione, contraddistinti dai telai # 1005, 1006, 1010 e 1013, e preparate appositamente per la Mille Miglia. Sono identiche alle vetture di serie, tranne per un dettaglio: il terzo tergicristallo fissato sul tetto; subito dopo verranno rimossi i pesanti paraurti e le coppe ruote. La # 1010, in particolare, viene venduta a Giovanni Bracco e targata VC 25466, ed è la stessa auto con cui questi disputerà la Carrera Messicana in novembre. L’Aurelia, nata amaranto perché all’epoca il colore delle vetture da corsa italiane doveva essere genericamente rosso senza una tonalità precisa, corre diverse gare prima dell’estate, poi scompare dalle scene per qualche mese prima di apparire alla Carrera con il tetto abbassato. L’auto è modificata da un artigiano piemontese, che per coprire i lavori sui lamierati la rivernicia interamente di nero usando un avanzo di vernice usata per dipingere un mezzo funebre, suscitando l’ilarità dello stesso Bracco che da allora la soprannominerà per scaramanzia proprio “il carro funebre”.

    ​L'articolo completo è stato pubblicato su Automobilismo d'epoca - luglio 2017

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