Ruotare invece di spingere: i 60 anni del motore Wankel

19 maggio 2017
a cura della Redazione
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  • 1/8 Feliz Wankel con il suo motore
    Inventato negli anni ’20 del secolo scorso dall’omonimo Felix, ingegnere autodidatta, è rimasto nella storia
    per essere stato provato da quasi tutti i Costruttori. Audi fu tra i più assidui, e adesso gli dedica una mostra

    Tra i tanti anniversari che cadono nel 2017, ce n’è anche uno che si può considerare “minore” per l’impatto produttivo che ha avuto, ma ha uno spazio non secondario se preso dal punto di vista della storia dell’ingegno, prima ancora che dell’automobile. Ci riferiamo al motore Wankel, quello con i “pistoni rotativi”, che girò al banco per uso automobilistico la prima volta su una NSU nell’impianto di Neckarsulm, nel 1957. Per questo motivo, Audi ha organizzato nel suo museo una retrospettiva sui 60 anni di questo propulsore i cui vantaggi non erano pochi, principalmente le prestazioni, in rapporto a cubatura, peso e dimensioni, e l’equilibrio generale che lo rende privo di vibrazioni. I concetti che governano il suo funzionamento sono infatti simili a quelli dei motori a due tempi. Purtroppo le difficoltà derivanti dal controllo nella deformazione dei materiali (il pistone rotante ha sezione triangolare) e soprattutto i problemi di consumo e inquinamento, sono risultati con il tempo insormontabili in termini economicamente accettabili. Ciononostante il motore Wankel ha avuto i suoi momenti di gloria. Il gruppo Audi-Auto Union lo usò per qualche tempo sulle sue auto e la NSU Ro 80, l’auto più famosa così motorizzata, fu addirittura eletta Auto dell’Anno 1967, quando la fantasia stava per andare al potere. Ma l’evento che pone definitivamente il Wankel nella storia e all’attenzione del mondo intero, è la vittoria della Mazda 787B alla 24 Ore di Le Mans del 1991: il prototipo giapponese ha un motore a quattro rotori in linea, a tripla accensione, ciascuno di circa 650 cc per un totale di 2616 cc equivalenti, secondo il fattore di correzione da regolamento, a 4708 cc; la potenza in gara è contenuta in 700 CV a 9000 giri, ma secondo i dati dichiarati può arrivare a 930 CV a 10.500 giri. Sta di fatto che la vettura giapponese, a sorpresa e grazie anche alla leggerezza del Wankel, vince la maratona francese.
    Terminata la “carriera” in Audi-NSU, saranno proprio i giapponesi di Mazda a portare avanti lo sviluppo del Wankel, usato su vari modelli tra cui le sportive RX-7 ed RX-8 rimaste in vendita fino a pochi anni fa.

    Ingegnere onorario
    “Ruotare invece di colpire”: questo era il concetto alla base dell’idea che affascinò Felix Wankel negli anni ’20, e che egli, inventore senza specializzazione (non potè studiare all’università perché sua madre rimase vedova) cercò di mettere in pratica non senza difficoltà, tanto da impiegare tre decenni prima di riuscire a vederla all’opera. La prima applicazione del motore fu sulla “Ski-Craft”, sorta di moto d’acqua ante litteram, che è esposta nella mostra a Ingolstadt “Revolution - 60 years of the NSU/Wankel engine” insieme alla NSU Spider, alla NSU Prinz 3 Wankel prototipo del 1959 e alla Ro 80; ci sono poi due Audi (200 KKM prototipo del 1979 e A1 e-tron del 2012, oltre a tre modelli non del gruppo: Italdesign Namir (2009), Mazda Cosmo 110S, Citroën M35 e la Malibu Virage da corsa.
    Il Wankel stuzzicò infatti vari costruttori importanti all’epoca, per i suoi innegabili pregi, ma l’inquinamento e il consumo furono ritenuti quesiti senza risposta; probabilmente l’idrogeno sarebbe stato la chiave di volta, ma anch’esso è di là da venire…
    La mostra a Ingolstadt presso l’Audi museum mobile resterà aperta fino al 5 Novembre; orari 9-18 continuato tutti i giorni, dal 1° Giugno cambia sabato, domenica e giorni festivi 10-16.

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