di Fabio Suvero - 23 February 2023

Fiat City Taxi: la 850 pensata per la città

Il 30 ottobre 1968, al Salone dell’Automobile di Torino, venne presentato questo innovativo prototipo su base Fiat 850. Era coperto da 15 brevetti, ma non entrò mai in produzione

La figura di Pio Manzù viene spesso associata solo alla Fiat 127, ma la creatività e il genio del progettista scomparso prematuramente nel 1969 vanno ben oltre l’utilitaria presentata nel 1971 e insignita, l’anno successivo, del premio “Car of the year”.

Basti pensare al prototipo Fiat City Taxi realizzato su base 850, erede naturale della 600 Multipla, purtroppo mai entrato in produzione. Una concept car, come verrebbe definita ai giorni nostri, che racchiude la bellezza di 15 brevetti, parte dei quali saranno poi adottati nei modelli della futura produzione del Gruppo torinese.

Meccanica della 850 Idroconvert

La base della City Taxi è la 850 in versione Idroconvert, ovvero equipaggiata con un cambio automatizzato che elimina il pedale della frizione a vantaggio del comfort e della fruibilità nella guida in città. Habitat naturale, quest’ultimo, di una vettura di dimensioni compatte, caratterizzata da una carrozzeria a due volumi e dagli sbalzi ridotti al minimo per massimizzare l’abitabilità. Balza subito all’occhio anche la notevole altezza di questa vettura, ma ancor di più la presenza di una porta laterale scorrevole ad azionamento elettrico concepita per facilitare l’accesso allo spazioso e luminoso abitacolo.

Per saperne di più sul sistema Idroconvert

Tergicristalli anticonvenzionali

Il parabrezza molto sviluppato in altezza ha imposto l’impiego di tergicristalli particolarmente lunghi, con quello lato conducente “a pantografo” e composto da due bracci, uno dei quali che resta inclinato quando è a riposo. Quello lato passeggero descrive invece un arco dall’interno verso l’esterno del parabrezza, contrariamente a quanto avviene sulle altre Fiat coeve.

Riprendendo un concetto introdotto dalla 600 Multipla Taxi, il sedile del passeggero anteriore è ribaltabile per accogliere all’occorrenza un passeggero, dato che normalmente resta chiuso per ospitare i bagagli, che possono essere trattenuti attraverso una cinghia per motivi di sicurezza. Non manca comunque un secondo vano, ricavato sopra il motore (posteriore) e accessibile attraverso il portellone vetrato.

Monitor in stile tablet

Un’altra innovazione introdotta da questo modello è la plancia imbottita in materiale deformabile con al centro un televisore che può essere considerato il precursore dei tanto diffusi sistemi di infotainment adottati dalle auto moderne. Ma anche sul fronte della sicurezza, questo prototipo era assolutamente all’avanguardia, basti pensare al piantone di sterzo deformabile per proteggere il guidatore in caso di impatto frontale.

Da segnalare infine il sistema di comunicazione con radiotelefono e microfono posizionato in corrispondenza dell’aletta parasole, che può essere tranquillamente considerato il precursore degli attuali dispositivi vivavoce.

Insomma, sono passati quasi 55 anni dall’apparizione della City Taxi, eppure le soluzioni “partorite” dal genio di Pio Manzù sono ancora assolutamente attuali, a maggior ragione in un periodo storico in cui la mobilità urbana rappresenta un tema di grandissima importanza.

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