di Dario Mella - 12 febbraio 2019

Due generazioni di utilitarie Fiat ad alte prestazioni: 127 Sport 70 HP vs Uno turbo i.e.

Nel nuovo numero abbiamo messi a confronto due modi di creare un’auto popolare ad alte prestazioni: una è aspirata e leggera, l’altra sovralimentata e figlia dei computer
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Nel 1971 la Fiat mette sul mercato la 127, modello che rinnova profondamente il concetto di utilitaria da famiglia. L'azzeccata formula di vettura a due volumi, trazione anteriore e motore trasversale, spaziosa, scattante e dall'aria simpatica (il disegno è di Pio Manzù) si rivela vincente, tanto che il successo sarà superiore alle previsioni della Casa. Mancava, però, una derivata sportiva che prese forma solo nel settembre 1978, vale a dire dopo sette anni la presentazione, quando, di solito, si pensa all'erede. Come mai? Un po' la crisi energetica, un po' la messa in discussione di coupé e spider che avevano rappresentato il completamento di gamma (si pensi alle derivate della Fiat 850, per esempio), fatto sta che in quel momento nel gruppo torinese il ruolo della piccola sportiva capace di graffiare era portato avanti unicamente dall'Autobianchi A 112 Abarth 70 HP. Che poteva essere definita come un allestimento sportivo dell'utilitaria di partenza, perché prevedeva una personalizzazione estetica e un motore più potente sulla base dell'identica carrozzeria. Ma era l'idea giusta, perché era questo il nuovo modello di sportività che si andava delineando nel mondo dell'auto in quegli anni in cui tutto ciò che era collegato alla mobilità individuale era stato messo in discussione.
Sulla scia del mutamento del mercato, l'idea generalizzata, specie in Germania e Francia, era di derivare da vetture popolari di grande diffusione una versione caratterizzata in modo sportivo, con prestazioni intonate alla brillantezza e al piacere di guida. Ci si era resi conto che questa strategia, oltre a catturare nuovi clienti, aveva un effetto di traino sulla vendita delle versioni base. Da noi, invece, queste “derivate sportive” incontravano qualche resistenza, basti pensare che incidevano per meno del quattro per cento del totale della domanda nel relativo segmento, contro all’incirca il venti all’estero. Però era una nicchia in crescita e di questo bisognava prendere atto.
Tramontata la 128 Rallye, in casa Fiat si inizia a lavorare per dare più brio alla vettura che in quel momento era in testa alle vendite in tutta Europa: la 127. Che diventa 127 Sport 70 HP, con destinazione plurima: un'auto pensata sì per i giovani, ma che andava benissimo a tutti coloro che volevano districarsi nel traffico al volante di una vettura agile, scattante e in grado di tenere l’accelerazione di berline di maggiore cilindrata. Ma non basta, perché anche l'occhio vuole la sua parte. Ecco allora comparire uno spoiler anteriore e uno posteriore, i cerchi di nuova foggia con gomme ribassate, la calandra nera dall’aggressivo disegno a quadretti con targhetta 70 HP collocata in basso a sinistra. E colori di carrozzeria decisi: nero o arancione, con una filettatura lungo la fiancata posta poco sotto la linea di cintura, o, in alternativa, un meno vistoso grigio chiaro metallizzato a disposizione dei clienti più “riservati”. Il tocco finale era lo stemma Fiat circolare coronato d’alloro su fondo rosso, come nella 131 Abarth, utile a chiarire che non era conveniente sottovalutarne la grinta.
(L’articolo completo su Automobilismo d’epoca di febbraio)

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