01 aprile 2003

Fiat 130 Coupé: tutta colpa del Kippur...

La guerra arabo-israeliana innescò nell' autunno del 1973 una crisi energetica ed economica epocale, di cui fecero le spese molte delle più performanti e lussuose auto del periodo.

Introduzione


La guerra arabo-israeliana innescò nell' autunno del 1973 una crisi energetica ed economica epocale, di cui fecero le spese molte delle più performanti e lussuose auto del periodo. Come la Fiat 130 Coupè, una raffinata due porte a sei cilindri firmata Pininfarina Per la 130 Coupé il maestro torinese dello stile creò, ai primissimi inizi degli anni '70 un disegno che esaltava la semplicità: con il minimo delle linee il massimo di eleganza. La creazione di una vettura così dev'essere stata tuttavia  meno semplice di quanto possa apparire a prima vista. Perché a ben guardare, ogni dettaglio rivela un processo delicato e lungo d' affinamento dell'idea per dare l'impressione di una naturalezza che invece è semplicità ricercata, raffinata. Come raffinato era il propulsore che equipaggiava la 130 Coupè, un sei cilindri a V di 3.2 litri, disegnato dall'ingegner Aurelio Lampredi, ex progettista di motori Ferrari.

Gli interni


Le comode poltrone anteriori e posteriori della 130 Coupè erano rivestite di un sostanzioso tessuto vellutato dai colori spesso piuttosto forti, come il rosso aragosta o l' azzurro elettrico. Il cambio di serie era un automatico a tre marce, sicuramente più aprrezzato all' estero che in Italia. Un cambio manuale ZF a cinque marce era comunque a disposizione nella nutrita lista degli optional, che comprendevano anche il condizionatore d' aria.     Le immagini                                                                                                                                                

La linea


La fiancata è riuscitissima: una semplice piega nelle lamiere (il cosìddetto diedro) crea un contrasto di luci e d'ombre che slanciano visivamente l' insieme. Il padiglione è decisamente squadrato, ottenuto con una semplice intersezione di piani. Ma a ben guardare anche qui si scopre la maestria del carrozziere, che smussò leggermente i bordi superiori dei montanti del parabrezza e del lunotto per evitare un aspetto massiccio.   Le immagini                                                                        

Su strada


Lo studiò infatti un "ex" della Ferrari, l'ingegner Aurelio Lampredi, nel momento in cui gli fu chiesto di disegnare contemporaneamente due motori a sei cilindri a V: quello della 130 (sigla di progetto X 1/3) e quello della Dino nella versione con i cilindri in ghisa e cilindrata di 2400 cc. Inevitabilmente alcune soluzioni d'impronta sportiva finirono con l' essere comuni ai due motori. Anche quello della 130 Coupé, per esempio, dava il meglio agli alti regimi come i motori delle vere Gt dell'epoca, mentre ai bassi si avvertivano lievi vibrazioni. Era un sei cilindri a V di 3.233 cc capace di erogare una potenza massima di 165 cavalli a 5.600 giri al minuto. La trazione era posteriore. La potenza era adeguata alla mole della vettura e l' accelerazione, pur non essendo da vera sportiva, era brillante. Su strada, si apprezza ancora oggi la potente frenata, ottenuta grazie ai freni a disco autoventilanti, una raffinatezza che poche vetture dell'epoca possedevano. Lo sterzo è leggero ma conserva una buona precisione, in altre parole rappresenta il giusto compromesso fra le esigenze del comfort e quelle della guida sportiva. Insomma, la 130 Coupé è una signora macchina sotto tutti gli aspetti e se si proprio si vuol trovarle dei difetti bisogna andare a cercare i colori un po' chiassosi degli interni di velluto (impeccabili quelli di pelle), certe ingenuità nelle finiture (le scritte sulla plancia che si scoloriscono) e il consumo non solo per i parametri odierni: già a 60 km/h non si percorrono più di 9 chilometri con un litro, mentre a 160 km/h se ne fanno circa 3.   Per questo motivo dal 1973 al 1975, in piena crisi petrolifera, le vendite della 130 Coupé precipitarono, e nei due anni successivi calarono al punto che la Fiat decise di cessarne la produzione.In tutto ne sono uscire dalla fabbrica 4.474, la cifra giusta per permettere alla bella coupé di diventare una rarità, tanto più che la maggior parte degli esemplari prodotti è stata demolita negli "anni di piombo". Le immagini                                                                        
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