a cura della Redazione - 04 September 2018

Il “ragazzo di bottega” e la Miura

La storia di Piero Stroppa, giovanissimo designer da Bertone, assistente di Gandini (e, per pochi giorni, di Giugiaro)
nella gestazione della gran turismo Lamborghini. Su Automobilismo d’epoca in edicola
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    All’inizio degli anni Sessanta, un ragazzo romano di borgata passava le giornate disegnando, treni, aerei e soprattutto automobili. Nel 1965 decise di inviare alcuni suoi bozzetti a Nuccio Bertone… e il grande carrozziere torinese decise di dare una possibilità al ragazzo della città eterna.
    Il diciannovenne Piero Stroppa fece una piccola valigia e prese il treno verso nord, sperando nel suo “miracolo” personale. La quotidianità a Torino era complicata, i salari bassi, ma l’atmosfera era di grande ottimismo. Anche un autodidatta senza alcuna esperienza lavorativa aveva una possibilità. Piero Stroppa ricorda in proposito: “Nuccio Bertone mi condusse in uno stanzone al primo piano dell’azienda, dove era stato creato una sorta di centro stile, e iniziai subito a lavorare con Giorgetto Giugiaro: mi sembrava di sognare. Fui scelto perché mi piaceva disegnare anche i dettagli, in particolare gli interni dell’auto, che erano assai meno gratificanti per il capo.”
    Alla fine dell’estate 1965, la piccola squadra del centro stile di Bertone era attesa da un enorme lavoro in vista del Salone di Ginevra del marzo seguente. In poco più di sei mesi doveva approntare tre nuovi prototipi: una roadster per l’importatore americano della Porsche, una Jaguar per l’importatore italiano (la futura Piraña) e un progetto misterioso commissionato da un impetuoso produttore di veicoli agricoli di Sant’Agata, un paesino in provincia di Bologna. Come se non bastasse, Giugiaro aveva appena abbandonato Bertone per andare da Ghia, mentre il sostituto Marcello Gandini doveva terminare il lavoro presso la Carrozzeria Marazzi di Milano.
    Così Piero Stroppa si ritrovò solo, per l’intero mese di ottobre 1965, nell’ufficio che Bertone gli aveva affidato. Stroppa si dedicò, in questa situazione, soprattutto al progetto della Porsche; egli rimase estraneo, per età e posizione, alle trattative tra dirigenti, ma non ai giorni e alle notti di lavoro dentro la Bertone, e visse per intero la genesi della Miura, tutte le sue fasi, e la sua opinione sulla paternità del progetto è chiara: la macchina è senza dubbio una creatura di Gandini.
    Stroppa si è immerso volentieri nello spirito del gioco di ricostruzione. Il suo racconto ci riporta con grande precisione non soltanto alle circostanze della creazione di un’automobile-mito, ma nelle atmosfere di un tempo segnato dall’entusiasmo, dalla semplicità delle procedure e delle relazioni umane pur in un ambiente di lavoro così competitivo.
    L’articolo completo su Automobilismo d’epoca di agosto-settembre.

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