a cura della Redazione - 12 gennaio 2019

La SM affianca DS nelle competizioni: una Dea con prestazioni da Maserati

Quando, a metà degli anni ’60, si pensò a un’erede per la DS, gli ingegneri francesi immaginarono una vettura sportiva che ne riprendesse l’architettura generale abbinandola a propulsori prestanti e un assetto adatto alle alte prestazioni
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Il progetto prese il via sotto la semplice sigla “S”, come Sport, ma pochi anni dopo, nel 1968, con l’acquisizione di Maserati da parte del Double Chevron, la sigla cambiò in Sport Maserati: SM. Inizialmente prevista in versione berlina e coupé, vide la luce nel marzo del 1970 al Salone di Ginevra solo in versione due porte: era una Gran Turismo decisamente anomala che abbinava al comfort tipico delle berline del marchio francese, le prestazioni di un motore Maserati da 2,7 litri e 180 Cv di potenza, sufficienti per spingerla ben oltre i 220 km/h nel più assoluto silenzio e con l’isolamento tipico della sospensione idropneumatica.
Con caratteristiche stradali uniche al mondo per tenuta e comfort unite a un motore all’altezza di quello straordinario telaio, la SM non aveva rivali tra le auto di serie. Schierata al fianco delle DS della Squadra Corse diretta da René Cotton (e successivamente dalla moglie Marlène), riuscì a stupire alla sua prima uscita, aggiudicandosi il massacrante Rally del Marocco del 1971.
La carriera sportiva della SM proseguì al fianco di quella dei modelli DS nei successivi quattro anni in cui le due vetture rimasero in produzione, con successi entusiasmanti come quelli al Rally del Portogallo ma anche al Rally Bandama in Costa d’Avorio e l’East African Safari in Kenia, dove raccolse brillanti risultati.
La crisi petrolifera della metà degli anni ‘70, unita alle limitazioni della velocità sulle strade europee, determinarono la fine prematura di questa Gran Turismo unica al mondo, mentre nel campo delle competizioni i prototipi stavano prendendo gradualmente il posto delle auto di serie.

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