a cura della Redazione - 18 gennaio 2020

PROMOTOR CLASSIC TORNA IN FORZE AL RALLYE MONTE-CARLO HISTORIQUE

A caccia della vittoria assoluta con Alex De Angelis, in preparazione del 2020 e in ricordo della impresa di attilio bettega al "monte" del 1980

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Per gli italiani appassionati di rally storici, le ultime edizioni del Rallye Monte-Carlo Historique sono state decisamente indimenticabili. Le gare del 2018 e 2019 hanno regalato finali al cardiopalma, con prove altamente selettive e abbondanti nevicate che hanno portato il classico scompiglio dell’ultimo minuto nelle classifiche finali e hanno regalato la vittoria al Belpaese nel 2018, con i bravissimi Gianmaria Aghem e Diego Cumino, e il secondo e terzo posto nel 2019 con Alessio De Angelis / Sergio Sisti e Massimo Canella / Nicola Arena.

De Angelis, campione italiano di Rally Raid e alla sua settima partecipazione nel 2020, sarà schierato al via del 29 gennaio ancora in coppia con Sisti, già vincitore della 1000 Miglia e con 15 partecipazioni al rally monegasco, nel tentativo di agguantare finalmente la vittoria assoluta, dopo quella di classe del 2019, e tornerà a farlo ancora una volta a bordo di una vettura preparata “in proprio”.

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“Ritmo” e colori di Promotor Classic e Officina Ferrarese

La partecipazione 2020, con due equipaggi “Promotor” ai nastri di partenza, sarà una sorta di “prova generale” in vista dell’edizione 2021, in cui prevedono di portare in gara ben quattro vetture (una per Alessio e tre a disposizione per i clienti sportivi), ciascuna seguita da un proprio veicolo di assistenza dedicato con meccanici specializzati a bordo. Con un pizzico di sano patriottismo, le vetture saranno tutte di casa Fiat e tutte, come specificato, allestite direttamente da Promotor Classic: una 124 Abarth con allestimento Gruppo 4, una 125 1.6 Gruppo 1, una 128 Sport Coupé con specifiche Gruppo 2 e la Fiat Ritmo del 1978 usata abitualmente da De Angelis.

Una scelta, quella della Ritmo, tanto inusuale quanto furba perché la Ritmo, pur con un propulsore di soli 1.100 cc, si è dimostrata estremamente stabile e versatile sul tracciato di gara, in cui l’incognita delle condizioni meteo ribalta spesso e volentieri i pronostici: sulle montagne francesi possono alternarsi nel giro di pochi chilometri asciutto, pioggia, neve e ghiaccio. Per questo diventano fondamentali sia l’allestimento dei veicoli che la preparazione pre-gara, con tanto di ricognizioni del percorso e pianificazione dei punti di assistenza. E poi la storia insegna che al “Monte”, come lo chiamano gli affezionati, potenza e velocità non sono garanzia di risultato: lo dimostrano i tre Rallye vinti dalle piccole Mini negli anni sessanta e il miglior tempo assoluto segnato nel 1980 su un Col de Turini completamente innevato, dal grande e indimenticato Attilio Bettega, proprio al volante di una Ritmo della squadra ufficiale Fiat.

Dedicata a Bettega

Ed è da quella vittoria al “Turini” che trae ispirazione l’idea di Promotor Classic di allestire la livrea evocativa “Bettega Tribute” della vettura; una replica fedele di quella con cui Bettega e Mannucci compirono l’impresa, esattamente quarant’anni fa. Quello di Attilio Bettega è infatti uno dei nomi che, a distanza di anni, ancora scaldano il cuore degli appassionati di rally.

Il giovane Attilio avvia la carriera agonistica nel 1972 con una Fiat 128 Coupé, la classica macchina di famiglia buona pure per correrci alla domenica; la sua grande occasione arriva solo cinque anni dopo, nel 1977, quando si mette in luce vincendo il Trofeo A112 e diventando un “ufficiale”. Conquista quindi volante e sedile dell’incredibile Lancia Stratos, con la quale, al Rally Valle d'Aosta, si classifica secondo assoluto dietro nientemeno che al “drago” Sandro Munari. In una carriera legata a doppio filo col gruppo Fiat e ingiustamente avara di vittorie, Attilio va diverse volte a podio. Il tragico epilogo arriva al Tour De Corse del 1985 quando, durante la quarta prova speciale, Bettega perde il controllo e finisce contro un albero con la sua Lancia Rally 037, che ne esce letteralmente aperta in due. Il suo navigatore, Maurizio Perissinot, scende dalla vettura illeso, mentre per Attilio non c’è nulla da fare.

Ma l’impresa che viene ricordata con più affetto è proprio quella al “Monte” del 1980: insieme ai mostri sacri del rally di quegli anni, gente come Walter Rohrl, Markku Alen, Bernard Darniche, Bjorn Waldegard ed Ari Vatanen, ci sono due italiani: uno è il nostro Attilio, l’altro è Mario Mannucci, decano della navigazione e storico “secondo” del grande Munari. Al via i due fanno quasi tenerezza, a bordo della loro piccola Fiat Ritmo 75 Abarth col numero 15 ma, come già detto, il Monte Carlo è una gara in cui non contano solo le dimensioni. E infatti, in una gara contesa a colpi di strategie tra Darniche su Stratos e Rohrl su 131 Abarth, la speciale per eccellenza, la dura e appassionante scalata al Col del Turini, vede spuntare a sorpresa il classico terzo che gode tra i due litiganti: la Ritmo bianca e blu del team italiano che, tra lo stupore generale, il giorno seguente si ritrova allo start in seconda posizione assoluta, staccato dai primi di soli quattro minuti. Un impresa miracolosa che, assieme alla memoria dei suoi autori, Alessio vorrà ricordare quest’anno, coadiuvato per la quinta volta consecutiva dall’amico Sergio, già campione italiano di regolarità. Dopo quarant’anni esatti, i due proveranno nuovamente a portare il nostro tricolore sul podio di Monte Carlo del 5 febbraio: nervi saldi, dita incrociate e un grosso in bocca al lupo!

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