a cura della Redazione - 29 agosto 2019

Tra automobilismo e aviazione: i veicoli a razzo della Opel, un onirico viaggio nel futuro

Un sulfureo sogno di proiezione in un domani di progresso ininterrotto: così appaiono le sperimentazioni della Casa tedesca negli anni venti. Una tecnologia che potrebbe consentire incredibili viaggi grazie alle notevoli prestazioni. Ma nel 1929 la Grande Crisi mette fine alle prove

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Novanta anni fa, il 30 Settembre 1929, finisce per Opel l’era dei razzi. Quel giorno, all’aeroporto Rebstock di Francoforte, Fritz Von Opel, nipote del fondatore della Casa tedesca, pilota un aereo a razzi alla velocità di 150 km/h e mette la parola fine sulle sperimentazioni della Casa tedesca in questo campo.

L’avventura è iniziata due anni prima, quando Max Valier, un astronomo sudtirolese che è anche pilota collaudatore e autore de “L’avanzata nello spazio”, avvicina Fritz Von Opel cercando un sostegno economico per lo studio di un motore a razzi. Von Opel, che pilota personalmente automobili da corsa e aeroplani, intuisce il potenziale di quella tecnologia, così come la pubblicità che ne deriverebbe all’industria di famiglia. Da quel momento, nella fabbrica di Rüsselsheim si cominciano a studiare innovativi sistemi di propulsione, misurando la spinta di differenti tipi di razzi su banchi prova appositamente realizzati. La società Sander di Bremerhaven, specializzata nella progettazione e nella costruzione di razzi, consegna loro una serie di avanzatissimi razzi a carburante solido.

Nella primavera del 1928 la Opel annuncia il debutto in pubblico dell’automobile a razzi “RAK 1”, cosa che avviene l’11 aprile sul circuito privato di prova della Casa, il primo circuito permanente tedesco in grado di ospitare corse e collaudi di automobili. In appena 8 secondi il veicolo raggiunge i 100 km/h, prima di fermarsi. L’esibizione è salutata come il trionfo del futuro. I sogni di regolari viaggi in aereo verso l’America sembrano una possibilità concreta.

“Seduto su 120 kg di esplosivo”

Il circuito di prova Opel non è però progettato per velocità superiori ai 140 km/h. Per il tentativo di record con il più avanzato e aerodinamico veicolo RAK 2, Fritz Von Opel decide di trasferirsi sul velocissimo circuito dell’Avus (due rettilinei di oltre 3 km raccordati da curve sopraelevate, in parte ricavato dall’autostrada nei pressi di Berlino), che ha le caratteristiche giuste per presentare al pubblico l’innovativo sistema di propulsione. Circa 3.000 ospiti in rappresentanza del mondo della finanza, dello sport, della scienza e della politica si radunano nella tribuna nord prima dell’inizio della prova.

Il veicolo è nascosto sotto un telone quando Johann Schütte, presidente della Società Scientifica per il Volo, si rivolge agli spettatori lodando il lavoro di Valier. A questo punto si solleva il telone e il RAK 2 è spinto sulla linea di partenza dove sono montati i razzi e collegati i cavi di accensione. Il pubblico osserva ammirato l’automobile a razzi: ha una slanciata carrozzeria di colore nero montata sul telaio di una Opel 10/40 HP ed è dotata di due grandi ali laterali rovesciate per compensare la portanza e impedire che il veicolo si sollevi. Spinto da 24 razzi, accesi da uno speciale dispositivo elettrico a pedale, che producono una spinta di 6.000 kg, il RAK 2 è progettato per superare i 200 km/h, ma nessuno sa esattamente quale velocità potrà effettivamente raggiungere.

Il ventinovenne Von Opel siede al volante con indosso un giubbetto e un paio di occhiali da aviatore “attraversato da sguardi preoccupati” e, come ricorderà in seguito, “seduto su 120 kg di esplosivo, abbastanza per distruggere l’intero vicinato”.

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“Una forza incontrollabile alle spalle”

Alla fine solo il leggendario pilota Opel, Carl Jörns, Valier e il costruttore di razzi Sander restano accanto al pilota. «Sander mi strinse la mano» ricorderà in seguito Von Opel. «Perché si comportava in modo cosi formale?». Lo capì presto. «Premo il pedale dell’accensione e sento i razzi ruggire alle mie spalle e spingermi in avanti. È una sensazione liberatoria. Premo nuovamente il pedale e poi ripeto l’operazione con furia, ancora una quarta volta. Coloro che sono ai miei lati spariscono tutti. Adesso vedo la strada allungarsi davanti a me come un nastro rosso. Premo a fondo rapidamente quattro volte: adesso sono spinto da otto razzi. L’accelerazione mi eccita. Smetto di pensare. Mi affido al solo istinto mentre una forza incontrollabile esplode dietro di me»

Alla fine della prova l’enorme velocità fa sollevare la parte anteriore dell’auto a razzi: le ali non sono inclinate abbastanza da contrastare l’effetto portante. Solo la pronta reazione dell’esperto pilota permette di tenere allineato il RAK 2 ed evitare una catastrofe. Lo spettacolo dura meno di tre minuti. Quando la notizia fa il giro del mondo Von Opel e la sua automobile a razzi fanno subito sensazione: hanno raggiunto la velocità di 238 km/h!

“Fritz il razzo” è diventato un eroe, ma ha nuove sfide davanti a sé. Un mese dopo, nel giugno 1928, stabilisce un nuovo record di velocità su binari provando il “RAK 3” su uno speciale tratto chiuso del tracciato nei pressi di Celle-Burgwedel. Poche settimane dopo, tentando di battere quel record, il veicolo “RAK 4” sarà distrutto in una grande esplosione.

Dagli alianti agli aerei

Il tempo stringe per il gruppo di lavoro. Nel mondo ci sono altre persone che sognano di volare nello spazio. Due anni prima, nel 1926, l’americano Robert Goddard ha lanciato con successo un missile a carburante liquido dalla fattoria della zia Effie, in Massachusetts. L’11 Giugno 1928, a poche settimane dal record di velocità stabilito da Von Opel con l’autoa razzi, il tedesco Friedrich Stamer vola su un aliante dotato di razzi: uno lo fa accelerare sulla rampa di lancio e un altro lo tiene in aria. Il progetto è finanziato dalla Opel e i razzi forniti da Sander.

Il gruppo spera di sviluppare un metodo che consenta di lanciare alianti senza alcuna assistenza esterna. All’epoca infatti gli unici modi affidabili per decollare prevedono il traino di un aereo oppure l’impiego di 8 uomini per tirare indietro una banda gommata sulle guide di lancio. Dopo due tentativi, Stamer riesce alla fine con l’aiuto di un dispositivo esterno di lancio a far volare il suo aliante per 70 secondi, percorrendo circa 1,5 km. Nel secondo volo il primo motore esplode facendo incendiare il velivolo. Stamer atterra con successo, ma non effettua altri tentativi.

A questo punto Von Opel e Sander abbandonano l’idea dell’aliante in favore di un aeroplano vero e proprio. Il problema è però trovare un aereo abbastanza robusto e sicuro da sopportare la propulsione a razzo. A tale scopo, scoraggiati dalla scarsa disponibilità di velivoli, cercano invano di costruirne uno e alla fine si associano con Julius Hatry. «Dal 1927 al 1929 avevo lavorato su modelli di aeroplani a razzo e, dopo averli fatti volare con successo, decisi di costruirne uno che potesse trasportare un equipaggio» avrebbe ricordato in seguito Hatry in un’intervista. Sulle prime egli rifiuta la proposta di Von Opel di unirsi a lui, ma poi, quando scopre che il magnate dell’industria automobilistica sta trattando l’acquisto dei suoi aerei per adattarli ai razzi, Hatry torna sui suoi passi.

Von Opel, Hatry e Sander effettuano le prime prove il 10 Settembre 1929 in un campo nei pressi di Rüsselsheim alla presenza di pochi osservatori tra cui un fotografo del The New York Times. Hanno montato 100 razzi cilindrici, ognuno dei quali riempito con 90 kg di esplosivo, nella parte posteriore di un aereo di Hatry opportunamente modificato. È un completo fallimento: l’aereo resta a terra e si incendia.

Il problema, come scopriranno più avanti, consiste nel lancio iniziale. Lo stesso giorno fanno un secondo tentativo utilizzando una normale banda gommata di lancio. Appena si trova a un paio di metri di altezza, Von Opel accende i razzi e sale a 1.400 metri. Ma non si può dire che l’aereo abbia volato autonomamente.

Dopo aver apportato alcune modifiche, il 17 settembre 1929 si effettua in gran segreto un altro tentativo con Hatry ai comandi e questa volta vola per circa 500 metri a un’altezza di 25 metri dal suolo con l’aiuto di due razzi catapulta che gli hanno dato una spinta di 700 kg.

È sufficiente per un “cacciatore di media” come Von Opel per organizzare un altro evento pubblico, che si svolge il 30 settembre 1929 all’aeroporto di Rebstock a Francoforte, alla presenza di un folto pubblico e delle cineprese. Per l’occasione hanno installato 16 razzi nella coda dell’aereo: accendono a mano uno per uno i razzi di lancio, operazione troppo lenta per dare la spinta necessaria a sollevarsi da terra.

Dopo che la cosa si è ripetuta una seconda volta, Sander calcola che non si può effettuare un terzo tentativo: ha solo 11 razzi, ognuno dei quali ha un tempo di combustione di circa 24 secondi e assicura una spinta di 24 kg. Ma Von Opel insiste e sale nuovamente a bordo. Questa volta l’aereo parte e vola per 80 secondi a una velocità di circa 150 km/h e un’altezza di 25 metri dal suolo.

A quel punto Von Opel, Sander e Hatry si mettono subito a progettare un nuovo aeroplano e un nuovo volo. Ma il mese seguente in America si scatena la grande crisi finanziaria che manderà in tilt anche la Germania. Il sogno di Von Opel si conclude qui, insieme a quelli di milioni di persone.

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