Va al lavoro tutti i giorni in auto e scopre che il capo poteva “pagargli” il pieno | il bonus nascosto che molti ‘boss’ fanno finta di non sapere
Datore di lavoro @pexels, automobilismodepoca
Per mesi ha pagato benzina e diesel di tasca propria senza sapere che il suo datore poteva riconoscergli un bonus carburante totalmente esentasse.
Per chi ogni giorno affrontava chilometri di traffico per raggiungere il lavoro, il rifornimento era diventato una spesa inevitabile e sempre più pesante. Eppure molti dipendenti, come accaduto in questo caso, hanno scoperto troppo tardi che il loro datore avrebbe potuto aiutarli con un sostegno economico già previsto per legge. Una misura semplice, diretta e soprattutto conveniente, rimasta in gran parte inutilizzata a causa della scarsa informazione.
Secondo quanto riportato da Confcommercio, il bonus benzina consentiva alle aziende di erogare ai propri lavoratori buoni carburante fino a 200 euro annui, completamente esentasse e senza alcun impatto sul reddito dichiarato. Era un aiuto pensato per chi ogni giorno si metteva al volante, ma la sua efficacia è rimasta limitata proprio perché molti datori non ne hanno fatto uso, lasciando il beneficio praticamente invisibile.
Un’occasione persa: come funzionava davvero il bonus
La particolarità della misura era la sua estrema semplicità: non servivano domande, piattaforme online o burocrazia complessa. Tutto dipendeva dal datore di lavoro, che poteva decidere di riconoscere i buoni carburante e inserirli direttamente in busta paga. Per il dipendente rappresentava un vantaggio immediato, privo di trattenute e di tassazione, ideale per alleggerire il costo del pieno in un periodo in cui i prezzi del carburante erano particolarmente elevati.
Molti lavoratori, però, non hanno mai saputo dell’esistenza del bonus, perché era il datore a doverlo attivare volontariamente. Questa caratteristica lo ha trasformato in uno strumento “silenzioso”, spesso ignorato anche da chi avrebbe potuto utilizzarlo senza alcuna difficoltà amministrativa. Per questo, molti dipendenti hanno continuato a pagare interamente i propri rifornimenti, ignari di un beneficio che sarebbe potuto finire ogni mese nella loro busta paga.

Perché la misura è rimasta inutilizzata e cosa succede ora
Il bonus benzina non ha avuto la diffusione sperata anche a causa della poca comunicazione e della percezione, da parte di molte aziende, che si trattasse di un’agevolazione marginale. In realtà, per i lavoratori più dipendenti dall’auto, quei 200 euro rappresentavano un sostegno concreto. Con la sua scadenza, la misura è rimasta un’occasione mancata: uno strumento che avrebbe potuto alleggerire le spese quotidiane ma che, nella pratica, è stato sfruttato solo da una parte limitata di imprese.
Oggi non è più possibile accedere al beneficio, e chi ha scoperto la misura soltanto dopo si trova a fare i conti con un rimpianto comune: il datore avrebbe potuto aiutarlo, ma non l’ha fatto. La fine del bonus lascia spazio alla speranza che in futuro possano tornare strumenti simili, più conosciuti e meglio comunicati, capaci di sostenere davvero chi ogni giorno si mette al volante. Resta il fatto che molti “boss” hanno preferito ignorare un vantaggio chiaro e immediato, lasciando ai lavoratori il peso di una spesa che avrebbe potuto essere almeno in parte alleggerita.
