di Francesco Pelizzari - 21 febbraio 2019

Velluto rosso, cuore e spigoli: Beta Montecarlo, la brillante Lancia “made in Pininfarina”

Sportiva nell’aspetto ma di carattere affabile, fu realizzata completamente dal carrozziere torinese, dall’idea al progetto fino alla produzione con metodologie innovative nei materiali e nella lavorazione
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La leggenda vuole che la Lancia Beta Montecarlo sia nata perché un giorno di inizio 1975 Gianni Agnelli, Sergio Pininfarina e Renzo Carli, allora direttore del Centro Stile della carrozzeria di Cambiano, prendono una calandra Lancia e, con l’intuizione del momento, l’applicano al prototipo che hanno sotto mano. L’idea del nuovo modello in effetti c’è già, anzi esso è addirittura pronto per la produzione, ma con marchio Fiat, e si chiama X1/20, una sorta di sorella maggiore della X1/9 disegnata da Bertone. La calandra della marca di Chivasso applicata a quell’auto sta bene, e l’idea di completare la gamma delle Beta coupé pare più valida rispetto a quella di inserire nella gamma del Lingotto un modello per certi versi sovrapponibile alla X1/9, benché con cilindrata maggiore di una volta e mezzo.
L’idea della “Sport giovane”, come si chiama internamente il progetto a tutta prima, risale al 1969 e il primo studio è avviato da Pininfarina con la sigla X1/8 e meccanica della Fiat 128: deve essere un’auto sportiva ma economica, per un pubblico giovane, appunto. Da lì alla X1/20 il passo è relativamente breve: nasce probabilmente il dubbio che una sportiva “tutto avanti” non sia accolta con favore dal pubblico, così si preferisce spostare il motore al centro, dietro l’abitacolo, sempre in posizione trasversale. Proprio del 1969, tra l’altro, è l’acquisizione di Lancia da parte di Fiat. Nel 1972 è presentato il modello Beta, una berlina a due volumi in varie cilindrate, riprese poi nelle declinazioni sportive Coupé e Spider: la Montecarlo, con il motore 2.0, chiude il cerchio delle cilindrate disponibili (1.3, 1.6, 1.8). Sarà presentata al Salone di Ginevra 1975, in versione coupé e spider.
La nuova coupé è un’automobile importante soprattutto per la Pininfarina, che si trova un progetto ideale per sperimentare nuove soluzioni, stilistiche e industriali. Dal punto di vista del design, le tendenze funzionaliste dei primi anni Settanta sono rispecchiate nelle linee tese e piane che fanno della Montecarlo un’auto modernissima, con l’aspetto quasi da concept-car; ma non mancano richiami nobili, alla Ferrari 512 BB per esempio. Tanto che oggi, pur essendo un’auto d’epoca a tutti gli effetti, la Montecarlo appare più come un oggetto di modernariato. Per Pininfarina questo modello che sarà marchiato Lancia è l’occasione per inaugurare la modernissima galleria del vento interna, oltre che di avere una commessa per la produzione di un modello per tanti aspetti importante per il Gruppo Fiat, da cui ci si aspetta un buon successo anche all’estero, soprattutto negli USA. Di Lancia ha proprio soltanto il marchio, perché la vettura è ideata, progettata e costruita nelle officine di Cambiano.
L’articolo completo su Automobilismo d’epoca di febbraio

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