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Addio a Tom Tjaarda, grande talento del design

8 giugno 2017
di Dario Mella
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    Se n’è andato pochi giorni fa, il 1° di giugno. A lui si devono le linee di numerose auto che hanno fatto storia,
    la più conosciuta probabilmente è la Fiat 124 Sport Spider

    Dal primo giugno Tom Tjaarda non è più tra noi. Se ne va con lui una parte della storia del design, l’autore di tantissime automobili, molte delle quali rimangono nell’immaginario collettivo per le emozioni che la loro linea ha saputo darci. Ne citiamo quattro, due da sogno, la De Tomaso Pantera, la Ferrari 330 GT 2+2, due più popolari che devono il successo proprio allo stile: la Ford Fiesta e la Fiat 124 spider, il cui disegno senza tempo ha ispirato la versione moderna.
    Americano, nato a Detroit il 23 luglio del 1934 ma italiano d’adozione, figlio dell’olandese John Tjaarda emigrato in terra americana e anch’egli disegnatore di successo, Tom Tjaarda ha trovato modo di esprimere la propria genialità a Torino, dove le sue ispirazioni hanno contribuito a formare altri talenti.
    Conseguita la laurea in architettura all’Università del Michigan, fu invitato da Luigi Segre a prestare la propria opera in Ghia, che lasciò per entrare, nel ’62, in Pininfarina. Tre anni dopo lo troviamo alla OSI per rientrare successivamente in Ghia dove firma la De Tomaso Pantera assieme ad altre auto del marchio, come la Deauville e la Longchamp.
    Nel ’78 Tjaarda entra in Fiat con l’incarico di dirigere la Advanced Design Studio, dove si occuperà dell’Autobianchi Y 10, della Lancia Thema e della Fiat Croma.
    Nel 1985 la decisione di lavorare autonomamente dando il nome di Dimensione Design alla propria attività, poi divenuta Tjaarda Design.
    Preziosa anche la sua collaborazione come giurato nei più prestigiosi concorsi d’Eleganza per automobili, Pebble Beach in testa.
    Personalmente ne abbiamo un magnifico ricordo quando collaborammo in giuria di Stelle sul Liston a Padova nel 2014. Uomo schivo e di poche parole, quasi spariva in mezzo alla folla che si assiepava, guarda caso, attorno alla sua Pantera. Ci restano i suoi commenti, le sue brevi ma efficacissime note sullo stile delle auto in concorso: una persona e una scuola che non dimenticheremo.
    Nel numero di settembre 2015 di Automobilismo d’Epoca avevamo raccontato dell’appassionato che, con la collaborazione di Tom Tjaarda, aveva restaurato una 124 Spider ridandole la linea della “rondine”, cioè come lo stlista italo-americano l’aveva immaginata. La foto di apertura di questo post è ripresa proprio da quell’articolo.

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