di Francesco Pelizzari - 21 maggio 2019

Addio a Niki Lauda, il “pilota-computer”

Il tre volte campione del mondo di F1 è deceduto nella notte a Zurigo. Velocissimo pilota e abile imprenditore, sempre lucido nel prendere le decisioni, teneva a bada le emozioni con la razionalità

È morto questa notte Niki Lauda (vero nome Andreas-Nikolas), che era ricoverato in una clinica privata a Zurigo. Il pilota austriaco, tre volte campione del mondo di Formula 1, era nato a Vienna il 22 febbraio 1949: aveva dunque 70 anni. Lauda aveva subìto un trapianto di polmone otto mesi fa: l’operazione era riuscita ed era tornato a casa in discrete condizioni di salute, ma da allora non era più riapparso in pubblico e sui circuiti dei GP, dove rivestiva il ruolo di presidente di Mercedes F1. Quello di polmone era stato il terzo trapianto subìto dal campione austriaco, che in passato aveva ricevuto un rene sia dal fratello sia dalla seconda moglie.

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In Formula 1 Lauda aveva corso con March,BRM, Ferrari, Brabham, McLaren, disputando 171 GP, con 25 vittorie, 24 pole position, altrettanti giri veloci e 54 podi.
Lauda è stato un personaggio gigantesco, perfino sottovalutato rispetto ai suoi meriti, sportivi e no, quando si parla di grandi campioni dell’automobilismo. Spesso ricordato più per l’incidente del 1976 al Nurburgring che per tutto il resto, soprannominato “il computer” all’epoca delle vittorie a ripetizione con la Ferrari, è stato uno dei pochissimi a tenere testa a Enzo Ferrari.

Il suo duello con James Hunt nell’anno dell’incidente ha fatto entrare la F1 nell’era moderna; lui stesso, con razionalità e lucidità sopraffine, che gli permettevano di tenere a bada un’emotività sorprendente per molti ed emersa in parte soltanto dopo il suo ritiro definitivo dalle corse, è stato un esempio di quanto “la testa” conti nelle attività umane, siano sportive o meno. Tornato a correre a pochi giorni dall’incidente in Germania, conclude il GP d’Italia al quarto posto, migliore dei tre piloti Ferrari.

Cose che ha raccontato benissimo nell’autobiografia “La mia storia”; doti che gli hanno permesso di vincere il terzo titolo, nel 1984, contro un compagno di squadra più giovane di dieci anni e mostruosamente veloce come Alain Prost. Il quale fece tesoro dell’esperienza di fianco a Lauda negli anni seguenti.

Uomo diretto nei rapporti umani, mai banale, Lauda ha sempre fatto notizia: con le vittorie in Ferrari, l’incidente, l’abbandono a Maranello e poi alla F1 nel bel mezzo di un fine settimana di gare (Canada 1979) dicendo semplicemente “non ho più voglia”. Così come disse “è troppo pericoloso, ho paura” nel famigerato GP del Giappone ’76. Nel 1981, a sorpresa, il ritorno con la McLaren, non prima di aver avviato una fase imprenditoriale importantissima e di successo nell’aviazione.

E poi Lauda aveva un dono: quello della comunicazione. Parlava una lingua sgangherata, mezzo italiano gergale e mezzo inglese, facendosi capire perfettamente dall’alto della sua lucidità; poche parole chiarissime.
Niki Lauda è stato un gigante, nello sport e fuori, una vera leggenda. Mancherà molto a tutti, dentro le corse e fuori.

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