Il reflusso gastrico può alterare i risultati dell’alcoltest | È fondamentare avvisare i Carabinieri (e ripetere il test dopo 20 mins)
Circolano molte voci sulla possibilità che il reflusso gastrico possa alterare l’esito dell’alcoltest. È solo un mito o c’è un fondo di verità? Scopri cosa dice la scienza e la legge.
L’argomento è di quelli che generano dibattito: può una condizione medica comune come il reflusso gastrico influenzare la misurazione dell’alcool nel sangue attraverso l’etilometro? La domanda non è banale, soprattutto considerando le severe conseguenze legali che derivano dalla guida in stato di ebbrezza. Molti automobilisti, magari alle prese con bruciori di stomaco o rigurgiti acidi, si sono interrogati se questa condizione possa offrire una sorta di “scappatoia” o, peggio, causare un falso positivo durante un controllo stradale. Per comprendere la questione, è fondamentale analizzare sia il meccanismo del reflusso sia il funzionamento dell’alcoltest, districando tra leggende metropolitane e la realtà scientificamente provata.
Il reflusso gastroesofageo è una condizione in cui i contenuti acidi dello stomaco risalgono nell’esofago, causando sintomi come bruciore e acidità. In alcuni casi, può manifestarsi con rigurgiti che portano piccole quantità di liquido gastrico, potenzialmente contenente alcol se consumato di recente, nella cavità orale. L’alcoltest, d’altra parte, è uno strumento progettato per misurare la concentrazione di alcol nell’aria espirata, che è correlata alla concentrazione di alcol nel sangue. La chiave di volta sta proprio qui: l’etilometro cerca l’alcol nell’aria proveniente dai polmoni profondi, non quello presente superficialmente nella bocca o nell’esofago.
Come funziona l’alcoltest e l’influenza del reflusso
Alcoltest: capire il meccanismo e come il reflusso può influenzarne l’esito.
Per dissipare ogni dubbio, è essenziale capire come l’etilometro determini il tasso alcolemico. Quando si consuma alcol, questo viene assorbito principalmente nello stomaco e nell’intestino tenue, per poi diffondersi nel flusso sanguigno. Il sangue, a sua volta, trasporta l’alcol a tutti gli organi, compresi i polmoni. Nei polmoni, l’alcol passa dal sangue agli alveoli, le piccole sacche d’aria, e viene espirato. L’etilometro è calibrato per misurare proprio questo alcol alveolare, che è una rappresentazione fedele della concentrazione di alcol nel sangue.
Il reflusso gastrico, per sua natura, implica il ritorno di materiale dallo stomaco verso l’esofago e, in casi più severi, fino alla bocca. Se una persona ha consumato bevande alcoliche, il contenuto rigurgitato potrebbe effettivamente contenere alcol. La presenza di alcol nella cavità orale, anche se minima, potrebbe teoricamente alterare temporaneamente la lettura dell’etilometro, dando un falso positivo o un valore sovrastimato. Tuttavia, questa alterazione sarebbe dovuta all’alcol residuo nella bocca o nell’esofago, non all’alcol presente nel flusso sanguigno e nei polmoni.
Le procedure standard per l’alcoltest sono state sviluppate proprio per mitigare questi rischi. Solitamente, prima di effettuare il test, viene osservato un periodo di attesa di circa 15-20 minuti. Questo intervallo permette all’alcol residuo presente in bocca – sia da un recente sorso, dal fumo o, appunto, da un episodio di reflusso – di evaporare o essere deglutito, garantendo che la misurazione successiva rifletta l’alcol alveolare e non contaminazioni orali. Inoltre, il test viene spesso ripetuto dopo pochi minuti per confermare il risultato e assicurarsi che non vi siano state interferenze temporanee. La scienza è chiara: l’alcol alveolare è l’unico indicatore affidabile per determinare lo stato di ebbrezza al volante.
Conseguenze legali e la posizione ufficiale
Le conseguenze legali e la posizione ufficiale: il punto della situazione.
Alla luce delle evidenze scientifiche, è importante chiarire la posizione della legge e delle autorità riguardo al reflusso gastrico e all’alcoltest. La normativa sulla guida in stato di ebbrezza è molto rigorosa e si basa su misurazioni precise. L’alcoltest è considerato uno strumento valido e affidabile per accertare la presenza di alcol nel sangue al di sopra dei limiti consentiti. Le procedure standard prevedono misure di sicurezza, come il già citato tempo di attesa, proprio per evitare che fattori esterni possano inficiare l’esito. Non esiste alcuna disposizione legale che riconosca il reflusso gastrico come una causa di esonero o di annullamento dell’alcoltest. Tentare di sostenere che un risultato positivo sia esclusivamente dovuto al reflusso sarebbe estremamente difficile da dimostrare e, nella maggior parte dei casi, non verrebbe accolto dalle autorità.
Inoltre, è fondamentale ricordare che l’obiettivo principale delle normative è la sicurezza stradale. La guida sotto l’effetto dell’alcol, indipendentemente dalla presenza di condizioni mediche preesistenti, è una condotta estremamente pericolosa che mette a rischio la vita di chi guida e quella di altri utenti della strada. La responsabilità del conducente è quella di assicurarsi di essere in condizioni idonee alla guida. Se una persona sa di soffrire di reflusso e ha consumato alcol, dovrebbe essere ancora più cauta e considerare alternative alla guida, proprio per evitare qualsiasi potenziale ambiguità o, peggio, un incidente.
In conclusione, l’idea che il reflusso gastrico possa “salvare” dall’alcoltest o giustificare un risultato positivo è un mito infondato. Sebbene in rari casi un rigurgito molto recente e abbondante di materiale alcolico possa teoricamente influenzare una lettura immediata e superficiale, le procedure standard sono pensate per superare queste interferenze. La scienza è categorica: l’alcol misurato dall’etilometro è quello presente nei polmoni, correlato al sangue, e non quello residuo in bocca. L’unica “salvezza” da un alcoltest positivo è astenersi dal bere se si deve guidare.
