C’era da aspettarselo, il bollo. Ma non chiedete sacrifici solo a noi

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CERCALogin / RegistratiEditLog outxLog inricordamirecupera passwordRegistrati a Automobilismodepoca.itEDITORIALENEWSBELLISSIMEGUIDA ACQUISTOSPORTTECNICAIO E LA MIA AUTOGALLERYVIDEOC’era da aspettarselo, il bollo. Ma non chiedete sacrifici solo a noi19/10/2014Invia emailStampa articoloIl tuo nome:La tua email:L’email del destinatario:Il problema doveva emergere, lo sapevamo. Ma come risolvere? L’obiettivo è trovare una strada giusta per tutti tentando di salvare e valorizzare il nostro patrimonio automobilisticoFrancesco PelizzariPrima o poi doveva succedere, era nell’aria.La Legge di Stabilità 2015 prevede che le auto ventennali non siano più equiparate a quelle di 30 anni. Quindi, niente più favori fiscali. La Legge di Stabilità è quella che una volta si chiamava “Finanziaria”, poi le hanno cambiato nome per rendere meno amara la pillola: per il 2015 è prevista l’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63 della legge 342/2000. Sono gli articoli che dicono che alcuni tipi di veicoli, tra cui quelli determinati (e certificati) dall’ASI e dalla Federazione Motociclistica Italiana, possono godere dei vantaggi fiscali riservati alle auto d’epoca anche dopo soli vent’anni (anziché 30).Se la cosa fosse confermata all’atto della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (prima di ciò, ricordiamo, la legge non è in vigore), significherebbe chequeste automobili torneranno a pagare “bollo” e assicurazione come tutte le altre. Si dice siano oltre 4 milioni. Una cifra molto lontana da quella che risulta a noi, che dovrebbe essere intorno ai 500mila. Una cifra che molte volte però è stata indicata dall’ACI come “pari alla quota di introiti che manca allo stato”. Sulla nostra pagina Facebook questa notizia ha scatenato reazioni furibonde, a volte violente, anche se non manca chi sottolinea il fatto che in questo momento in Italia dobbiamo tutti essere pronti a fare un sacrificio.Di fatto, anchequesto provvedimento costituisce un aumento di tasse, di un governo, l’ennesimo, che aveva promesso di ridurle e invece finora le ha soltanto aumentate. Sarebbe anche interessante valutare quanti soldi questo provvedimento porterà realmente nelle casse dello Stato. Se la cifra corretta è quella che conosciamo noi di Automobilismo d’Epoca, l’introito sarebbe minimo, al netto delle auto che sarebbero certamente rottamate o vendute all’estero. Alla fine, il provvedimento potrebbe interessare qualche decina di migliaia, forse un centinaio di migliaia, di automobili. In compenso, nel frattempo costituirebbe un danno per chi con le auto d’epoca lavora, dai meccanici ai carrozzieri a tanti altri coinvolti.La coperta è corta, lo sappiamo tutti. In Italia siamo specialisti nel lamentarci e dire che non cambia mai nulla e poi, quando a essere toccata è la “categoria” di cui facciamo parte, fare le barricate. Tutti facciamo le barricate, nulla cambia. Purtroppo è una situazione figlia di un’ingiustizia profonda, figlia di tante ingiustizie piccole e grandi che si sono sommate nei decenni creando nodi che adesso vengono al pettine tutti insieme. Così alla fine si rischia di avvantaggiare chi ha una Ferrari da centinaia di migliaia di euro, che ragionevolmente si potrebbe pagare tutte le spese derivanti, a scapito di chi possiede un auto da poche migliaia di euro.A ingiustizia si somma ingiustizia. Meglio sarebbe, a quel punto, non favorire nessuno.Di certoè ingiusto continuare a vessare il cittadino automobilista, quando abbiamo un’evasione fiscale mostruosa, la benzina e le autostrade più care d’Europa e gli stipendi di certi (troppi) dirigenti statali sono soldi letteralmente buttati dalla finestra.Vedremo come andrà a finire.Noi di Automobilismo d’Epoca ci impegneremo, come abbiamo sempre fatto, a chiedere che sia redatta una legge che regolamenti l’automobilismo storico nel suo complesso, che serva a regolamentare la circolazione e il mantenimento delle nostre automobili con poche regole chiare e certe, ma anche a salvare e valorizzare quanto è rimasto (non molto, purtroppo) in Italia della nostra gloriosa storia automobilistica. Speriamo che voi appassionati e nostri lettori, vogliate seguirci, chiedendo con forza sempre più ciò che vi spetta di diritto: cioè meno tasse sulla benzina, strade e autostrade migliori e meno costose, meno tasse sui passaggi di proprietà eccetera. Così, l’eliminazione del vantaggio fiscale si recupererebbe ampiamente, e sarebbe un significativo primo passo di (piccola) giustizia.Tutto su:auto epocabollo autoSocialIn edicola Automobilismo d’Epoca di Maggio 2016La copertina è dedicata alla De Tomaso Mangusta, splendida GT all’italiana, per quanto poco fortunata.Sfoglia il numeroAbbonatiRivista cartaceaAbbonati alla versione cartacea di Automobilismo d’Epoca!Rivista su tabletScarica la versione per tablet e leggi Automobilismo d’Epoca quando vuoi!Rivista per smartphoneScarica la versione per smartphone e leggi Automobilismo d’Epoca quando vuoi!

C’era da aspettarselo, il bollo. Ma non chiedete sacrifici solo a noi19/10/2014Invia emailStampa articoloIl tuo nome:La tua email:L’email del destinatario:Il problema doveva emergere, lo sapevamo. Ma come risolvere? L’obiettivo è trovare una strada giusta per tutti tentando di salvare e valorizzare il nostro patrimonio automobilisticoFrancesco PelizzariPrima o poi doveva succedere, era nell’aria.La Legge di Stabilità 2015 prevede che le auto ventennali non siano più equiparate a quelle di 30 anni. Quindi, niente più favori fiscali. La Legge di Stabilità è quella che una volta si chiamava “Finanziaria”, poi le hanno cambiato nome per rendere meno amara la pillola: per il 2015 è prevista l’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63 della legge 342/2000. Sono gli articoli che dicono che alcuni tipi di veicoli, tra cui quelli determinati (e certificati) dall’ASI e dalla Federazione Motociclistica Italiana, possono godere dei vantaggi fiscali riservati alle auto d’epoca anche dopo soli vent’anni (anziché 30).Se la cosa fosse confermata all’atto della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (prima di ciò, ricordiamo, la legge non è in vigore), significherebbe chequeste automobili torneranno a pagare “bollo” e assicurazione come tutte le altre. Si dice siano oltre 4 milioni. Una cifra molto lontana da quella che risulta a noi, che dovrebbe essere intorno ai 500mila. Una cifra che molte volte però è stata indicata dall’ACI come “pari alla quota di introiti che manca allo stato”. Sulla nostra pagina Facebook questa notizia ha scatenato reazioni furibonde, a volte violente, anche se non manca chi sottolinea il fatto che in questo momento in Italia dobbiamo tutti essere pronti a fare un sacrificio.Di fatto, anchequesto provvedimento costituisce un aumento di tasse, di un governo, l’ennesimo, che aveva promesso di ridurle e invece finora le ha soltanto aumentate. Sarebbe anche interessante valutare quanti soldi questo provvedimento porterà realmente nelle casse dello Stato. Se la cifra corretta è quella che conosciamo noi di Automobilismo d’Epoca, l’introito sarebbe minimo, al netto delle auto che sarebbero certamente rottamate o vendute all’estero. Alla fine, il provvedimento potrebbe interessare qualche decina di migliaia, forse un centinaio di migliaia, di automobili. In compenso, nel frattempo costituirebbe un danno per chi con le auto d’epoca lavora, dai meccanici ai carrozzieri a tanti altri coinvolti.La coperta è corta, lo sappiamo tutti. In Italia siamo specialisti nel lamentarci e dire che non cambia mai nulla e poi, quando a essere toccata è la “categoria” di cui facciamo parte, fare le barricate. Tutti facciamo le barricate, nulla cambia. Purtroppo è una situazione figlia di un’ingiustizia profonda, figlia di tante ingiustizie piccole e grandi che si sono sommate nei decenni creando nodi che adesso vengono al pettine tutti insieme. Così alla fine si rischia di avvantaggiare chi ha una Ferrari da centinaia di migliaia di euro, che ragionevolmente si potrebbe pagare tutte le spese derivanti, a scapito di chi possiede un auto da poche migliaia di euro.A ingiustizia si somma ingiustizia. Meglio sarebbe, a quel punto, non favorire nessuno.Di certoè ingiusto continuare a vessare il cittadino automobilista, quando abbiamo un’evasione fiscale mostruosa, la benzina e le autostrade più care d’Europa e gli stipendi di certi (troppi) dirigenti statali sono soldi letteralmente buttati dalla finestra.Vedremo come andrà a finire.Noi di Automobilismo d’Epoca ci impegneremo, come abbiamo sempre fatto, a chiedere che sia redatta una legge che regolamenti l’automobilismo storico nel suo complesso, che serva a regolamentare la circolazione e il mantenimento delle nostre automobili con poche regole chiare e certe, ma anche a salvare e valorizzare quanto è rimasto (non molto, purtroppo) in Italia della nostra gloriosa storia automobilistica. Speriamo che voi appassionati e nostri lettori, vogliate seguirci, chiedendo con forza sempre più ciò che vi spetta di diritto: cioè meno tasse sulla benzina, strade e autostrade migliori e meno costose, meno tasse sui passaggi di proprietà eccetera. Così, l’eliminazione del vantaggio fiscale si recupererebbe ampiamente, e sarebbe un significativo primo passo di (piccola) giustizia.Tutto su:auto epocabollo autoSocialIn edicola Automobilismo d’Epoca di Maggio 2016La copertina è dedicata alla De Tomaso Mangusta, splendida GT all’italiana, per quanto poco fortunata.Sfoglia il numeroAbbonatiRivista cartaceaAbbonati alla versione cartacea di Automobilismo d’Epoca!Rivista su tabletScarica la versione per tablet e leggi Automobilismo d’Epoca quando vuoi!Rivista per smartphoneScarica la versione per smartphone e leggi Automobilismo d’Epoca quando vuoi!

C’era da aspettarselo, il bollo. Ma non chiedete sacrifici solo a noi19/10/2014Invia emailStampa articoloIl tuo nome:La tua email:L’email del destinatario:Il problema doveva emergere, lo sapevamo. Ma come risolvere? L’obiettivo è trovare una strada giusta per tutti tentando di salvare e valorizzare il nostro patrimonio automobilisticoFrancesco PelizzariPrima o poi doveva succedere, era nell’aria.La Legge di Stabilità 2015 prevede che le auto ventennali non siano più equiparate a quelle di 30 anni. Quindi, niente più favori fiscali. La Legge di Stabilità è quella che una volta si chiamava “Finanziaria”, poi le hanno cambiato nome per rendere meno amara la pillola: per il 2015 è prevista l’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63 della legge 342/2000. Sono gli articoli che dicono che alcuni tipi di veicoli, tra cui quelli determinati (e certificati) dall’ASI e dalla Federazione Motociclistica Italiana, possono godere dei vantaggi fiscali riservati alle auto d’epoca anche dopo soli vent’anni (anziché 30).Se la cosa fosse confermata all’atto della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (prima di ciò, ricordiamo, la legge non è in vigore), significherebbe chequeste automobili torneranno a pagare “bollo” e assicurazione come tutte le altre. Si dice siano oltre 4 milioni. Una cifra molto lontana da quella che risulta a noi, che dovrebbe essere intorno ai 500mila. Una cifra che molte volte però è stata indicata dall’ACI come “pari alla quota di introiti che manca allo stato”. Sulla nostra pagina Facebook questa notizia ha scatenato reazioni furibonde, a volte violente, anche se non manca chi sottolinea il fatto che in questo momento in Italia dobbiamo tutti essere pronti a fare un sacrificio.Di fatto, anchequesto provvedimento costituisce un aumento di tasse, di un governo, l’ennesimo, che aveva promesso di ridurle e invece finora le ha soltanto aumentate. Sarebbe anche interessante valutare quanti soldi questo provvedimento porterà realmente nelle casse dello Stato. Se la cifra corretta è quella che conosciamo noi di Automobilismo d’Epoca, l’introito sarebbe minimo, al netto delle auto che sarebbero certamente rottamate o vendute all’estero. Alla fine, il provvedimento potrebbe interessare qualche decina di migliaia, forse un centinaio di migliaia, di automobili. In compenso, nel frattempo costituirebbe un danno per chi con le auto d’epoca lavora, dai meccanici ai carrozzieri a tanti altri coinvolti.La coperta è corta, lo sappiamo tutti. In Italia siamo specialisti nel lamentarci e dire che non cambia mai nulla e poi, quando a essere toccata è la “categoria” di cui facciamo parte, fare le barricate. Tutti facciamo le barricate, nulla cambia. Purtroppo è una situazione figlia di un’ingiustizia profonda, figlia di tante ingiustizie piccole e grandi che si sono sommate nei decenni creando nodi che adesso vengono al pettine tutti insieme. Così alla fine si rischia di avvantaggiare chi ha una Ferrari da centinaia di migliaia di euro, che ragionevolmente si potrebbe pagare tutte le spese derivanti, a scapito di chi possiede un auto da poche migliaia di euro.A ingiustizia si somma ingiustizia. Meglio sarebbe, a quel punto, non favorire nessuno.Di certoè ingiusto continuare a vessare il cittadino automobilista, quando abbiamo un’evasione fiscale mostruosa, la benzina e le autostrade più care d’Europa e gli stipendi di certi (troppi) dirigenti statali sono soldi letteralmente buttati dalla finestra.Vedremo come andrà a finire.Noi di Automobilismo d’Epoca ci impegneremo, come abbiamo sempre fatto, a chiedere che sia redatta una legge che regolamenti l’automobilismo storico nel suo complesso, che serva a regolamentare la circolazione e il mantenimento delle nostre automobili con poche regole chiare e certe, ma anche a salvare e valorizzare quanto è rimasto (non molto, purtroppo) in Italia della nostra gloriosa storia automobilistica. Speriamo che voi appassionati e nostri lettori, vogliate seguirci, chiedendo con forza sempre più ciò che vi spetta di diritto: cioè meno tasse sulla benzina, strade e autostrade migliori e meno costose, meno tasse sui passaggi di proprietà eccetera. Così, l’eliminazione del vantaggio fiscale si recupererebbe ampiamente, e sarebbe un significativo primo passo di (piccola) giustizia.Tutto su:auto epocabollo auto

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19/10/2014Invia emailStampa articoloIl tuo nome:La tua email:L’email del destinatario:Il problema doveva emergere, lo sapevamo. Ma come risolvere? L’obiettivo è trovare una strada giusta per tutti tentando di salvare e valorizzare il nostro patrimonio automobilistico

19/10/2014Invia emailStampa articoloIl tuo nome:La tua email:L’email del destinatario:

Il problema doveva emergere, lo sapevamo. Ma come risolvere? L’obiettivo è trovare una strada giusta per tutti tentando di salvare e valorizzare il nostro patrimonio automobilistico

Francesco PelizzariPrima o poi doveva succedere, era nell’aria.La Legge di Stabilità 2015 prevede che le auto ventennali non siano più equiparate a quelle di 30 anni. Quindi, niente più favori fiscali. La Legge di Stabilità è quella che una volta si chiamava “Finanziaria”, poi le hanno cambiato nome per rendere meno amara la pillola: per il 2015 è prevista l’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63 della legge 342/2000. Sono gli articoli che dicono che alcuni tipi di veicoli, tra cui quelli determinati (e certificati) dall’ASI e dalla Federazione Motociclistica Italiana, possono godere dei vantaggi fiscali riservati alle auto d’epoca anche dopo soli vent’anni (anziché 30).Se la cosa fosse confermata all’atto della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (prima di ciò, ricordiamo, la legge non è in vigore), significherebbe chequeste automobili torneranno a pagare “bollo” e assicurazione come tutte le altre. Si dice siano oltre 4 milioni. Una cifra molto lontana da quella che risulta a noi, che dovrebbe essere intorno ai 500mila. Una cifra che molte volte però è stata indicata dall’ACI come “pari alla quota di introiti che manca allo stato”. Sulla nostra pagina Facebook questa notizia ha scatenato reazioni furibonde, a volte violente, anche se non manca chi sottolinea il fatto che in questo momento in Italia dobbiamo tutti essere pronti a fare un sacrificio.Di fatto, anchequesto provvedimento costituisce un aumento di tasse, di un governo, l’ennesimo, che aveva promesso di ridurle e invece finora le ha soltanto aumentate. Sarebbe anche interessante valutare quanti soldi questo provvedimento porterà realmente nelle casse dello Stato. Se la cifra corretta è quella che conosciamo noi di Automobilismo d’Epoca, l’introito sarebbe minimo, al netto delle auto che sarebbero certamente rottamate o vendute all’estero. Alla fine, il provvedimento potrebbe interessare qualche decina di migliaia, forse un centinaio di migliaia, di automobili. In compenso, nel frattempo costituirebbe un danno per chi con le auto d’epoca lavora, dai meccanici ai carrozzieri a tanti altri coinvolti.La coperta è corta, lo sappiamo tutti. In Italia siamo specialisti nel lamentarci e dire che non cambia mai nulla e poi, quando a essere toccata è la “categoria” di cui facciamo parte, fare le barricate. Tutti facciamo le barricate, nulla cambia. Purtroppo è una situazione figlia di un’ingiustizia profonda, figlia di tante ingiustizie piccole e grandi che si sono sommate nei decenni creando nodi che adesso vengono al pettine tutti insieme. Così alla fine si rischia di avvantaggiare chi ha una Ferrari da centinaia di migliaia di euro, che ragionevolmente si potrebbe pagare tutte le spese derivanti, a scapito di chi possiede un auto da poche migliaia di euro.A ingiustizia si somma ingiustizia. Meglio sarebbe, a quel punto, non favorire nessuno.Di certoè ingiusto continuare a vessare il cittadino automobilista, quando abbiamo un’evasione fiscale mostruosa, la benzina e le autostrade più care d’Europa e gli stipendi di certi (troppi) dirigenti statali sono soldi letteralmente buttati dalla finestra.Vedremo come andrà a finire.Noi di Automobilismo d’Epoca ci impegneremo, come abbiamo sempre fatto, a chiedere che sia redatta una legge che regolamenti l’automobilismo storico nel suo complesso, che serva a regolamentare la circolazione e il mantenimento delle nostre automobili con poche regole chiare e certe, ma anche a salvare e valorizzare quanto è rimasto (non molto, purtroppo) in Italia della nostra gloriosa storia automobilistica. Speriamo che voi appassionati e nostri lettori, vogliate seguirci, chiedendo con forza sempre più ciò che vi spetta di diritto: cioè meno tasse sulla benzina, strade e autostrade migliori e meno costose, meno tasse sui passaggi di proprietà eccetera. Così, l’eliminazione del vantaggio fiscale si recupererebbe ampiamente, e sarebbe un significativo primo passo di (piccola) giustizia.Tutto su:auto epocabollo auto

Prima o poi doveva succedere, era nell’aria.La Legge di Stabilità 2015 prevede che le auto ventennali non siano più equiparate a quelle di 30 anni. Quindi, niente più favori fiscali. La Legge di Stabilità è quella che una volta si chiamava “Finanziaria”, poi le hanno cambiato nome per rendere meno amara la pillola: per il 2015 è prevista l’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63 della legge 342/2000. Sono gli articoli che dicono che alcuni tipi di veicoli, tra cui quelli determinati (e certificati) dall’ASI e dalla Federazione Motociclistica Italiana, possono godere dei vantaggi fiscali riservati alle auto d’epoca anche dopo soli vent’anni (anziché 30).Se la cosa fosse confermata all’atto della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (prima di ciò, ricordiamo, la legge non è in vigore), significherebbe chequeste automobili torneranno a pagare “bollo” e assicurazione come tutte le altre. Si dice siano oltre 4 milioni. Una cifra molto lontana da quella che risulta a noi, che dovrebbe essere intorno ai 500mila. Una cifra che molte volte però è stata indicata dall’ACI come “pari alla quota di introiti che manca allo stato”. Sulla nostra pagina Facebook questa notizia ha scatenato reazioni furibonde, a volte violente, anche se non manca chi sottolinea il fatto che in questo momento in Italia dobbiamo tutti essere pronti a fare un sacrificio.Di fatto, anchequesto provvedimento costituisce un aumento di tasse, di un governo, l’ennesimo, che aveva promesso di ridurle e invece finora le ha soltanto aumentate. Sarebbe anche interessante valutare quanti soldi questo provvedimento porterà realmente nelle casse dello Stato. Se la cifra corretta è quella che conosciamo noi di Automobilismo d’Epoca, l’introito sarebbe minimo, al netto delle auto che sarebbero certamente rottamate o vendute all’estero. Alla fine, il provvedimento potrebbe interessare qualche decina di migliaia, forse un centinaio di migliaia, di automobili. In compenso, nel frattempo costituirebbe un danno per chi con le auto d’epoca lavora, dai meccanici ai carrozzieri a tanti altri coinvolti.La coperta è corta, lo sappiamo tutti. In Italia siamo specialisti nel lamentarci e dire che non cambia mai nulla e poi, quando a essere toccata è la “categoria” di cui facciamo parte, fare le barricate. Tutti facciamo le barricate, nulla cambia. Purtroppo è una situazione figlia di un’ingiustizia profonda, figlia di tante ingiustizie piccole e grandi che si sono sommate nei decenni creando nodi che adesso vengono al pettine tutti insieme. Così alla fine si rischia di avvantaggiare chi ha una Ferrari da centinaia di migliaia di euro, che ragionevolmente si potrebbe pagare tutte le spese derivanti, a scapito di chi possiede un auto da poche migliaia di euro.A ingiustizia si somma ingiustizia. Meglio sarebbe, a quel punto, non favorire nessuno.Di certoè ingiusto continuare a vessare il cittadino automobilista, quando abbiamo un’evasione fiscale mostruosa, la benzina e le autostrade più care d’Europa e gli stipendi di certi (troppi) dirigenti statali sono soldi letteralmente buttati dalla finestra.Vedremo come andrà a finire.Noi di Automobilismo d’Epoca ci impegneremo, come abbiamo sempre fatto, a chiedere che sia redatta una legge che regolamenti l’automobilismo storico nel suo complesso, che serva a regolamentare la circolazione e il mantenimento delle nostre automobili con poche regole chiare e certe, ma anche a salvare e valorizzare quanto è rimasto (non molto, purtroppo) in Italia della nostra gloriosa storia automobilistica. Speriamo che voi appassionati e nostri lettori, vogliate seguirci, chiedendo con forza sempre più ciò che vi spetta di diritto: cioè meno tasse sulla benzina, strade e autostrade migliori e meno costose, meno tasse sui passaggi di proprietà eccetera. Così, l’eliminazione del vantaggio fiscale si recupererebbe ampiamente, e sarebbe un significativo primo passo di (piccola) giustizia.

Prima o poi doveva succedere, era nell’aria.La Legge di Stabilità 2015 prevede che le auto ventennali non siano più equiparate a quelle di 30 anni. Quindi, niente più favori fiscali. La Legge di Stabilità è quella che una volta si chiamava “Finanziaria”, poi le hanno cambiato nome per rendere meno amara la pillola: per il 2015 è prevista l’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63 della legge 342/2000. Sono gli articoli che dicono che alcuni tipi di veicoli, tra cui quelli determinati (e certificati) dall’ASI e dalla Federazione Motociclistica Italiana, possono godere dei vantaggi fiscali riservati alle auto d’epoca anche dopo soli vent’anni (anziché 30).

Se la cosa fosse confermata all’atto della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (prima di ciò, ricordiamo, la legge non è in vigore), significherebbe chequeste automobili torneranno a pagare “bollo” e assicurazione come tutte le altre. Si dice siano oltre 4 milioni. Una cifra molto lontana da quella che risulta a noi, che dovrebbe essere intorno ai 500mila. Una cifra che molte volte però è stata indicata dall’ACI come “pari alla quota di introiti che manca allo stato”. Sulla nostra pagina Facebook questa notizia ha scatenato reazioni furibonde, a volte violente, anche se non manca chi sottolinea il fatto che in questo momento in Italia dobbiamo tutti essere pronti a fare un sacrificio.

Di fatto, anchequesto provvedimento costituisce un aumento di tasse, di un governo, l’ennesimo, che aveva promesso di ridurle e invece finora le ha soltanto aumentate. Sarebbe anche interessante valutare quanti soldi questo provvedimento porterà realmente nelle casse dello Stato. Se la cifra corretta è quella che conosciamo noi di Automobilismo d’Epoca, l’introito sarebbe minimo, al netto delle auto che sarebbero certamente rottamate o vendute all’estero. Alla fine, il provvedimento potrebbe interessare qualche decina di migliaia, forse un centinaio di migliaia, di automobili. In compenso, nel frattempo costituirebbe un danno per chi con le auto d’epoca lavora, dai meccanici ai carrozzieri a tanti altri coinvolti.

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Vedremo come andrà a finire.Noi di Automobilismo d’Epoca ci impegneremo, come abbiamo sempre fatto, a chiedere che sia redatta una legge che regolamenti l’automobilismo storico nel suo complesso, che serva a regolamentare la circolazione e il mantenimento delle nostre automobili con poche regole chiare e certe, ma anche a salvare e valorizzare quanto è rimasto (non molto, purtroppo) in Italia della nostra gloriosa storia automobilistica. Speriamo che voi appassionati e nostri lettori, vogliate seguirci, chiedendo con forza sempre più ciò che vi spetta di diritto: cioè meno tasse sulla benzina, strade e autostrade migliori e meno costose, meno tasse sui passaggi di proprietà eccetera. Così, l’eliminazione del vantaggio fiscale si recupererebbe ampiamente, e sarebbe un significativo primo passo di (piccola) giustizia.

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