Camera con vista

Diario di viaggio dall’Olanda a Castell’Arquato per la Vernasca Silver Flag. Tre appassionati, una Jaguar D replica, due Alfa Romeo (Giulietta 1.3 e 2600 Sprint). Una “zingarata” da urlo, per strade secondarie, valicando le Alpi alla conquista dell’Italia: 3200 km in 11 giorni, alla faccia di chi dice che le auto d'epoca non viaggiano...

La Castell’Arquato-Lugagnano-Vernasca è una salita lunga 9 km; dal 1952 al 1972 fu organizzata come gara di Velocità. Negli anni ‘90 la cronoscalata è stata riproposta come evento per auto storiche e, con il nome Silver Flag, è diventata un evento in cui la parte agonistica ha ceduto il passo al divertimento puro ed alla convivialità, con la formula del “concorso di eleganza dinamico”. La strada è chiusa al traffico e ogni iscritto ha a disposizione tre salite che può effettuare ad andatura libera. Una miscela di grande successo, che ogni anno richiama oltre 200 appassionati con le loro auto, e molti restano fuori perché le iscrizioni sono sempre “sold out”; altissima è la percentuale di stranieri. Come Alexander Snijdewind, che ci racconta il suo viaggio verso la 28^ Vernasca Silver Flag, al volante della Jaguar D-type replica, accompagnato da due amici a bordo di Alfa Romeo 2600 Sprint e Giulietta 1300.

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Giorno 1

L’operazione ha comportato un lungo lavoro: manutenzione generale, pneumatici, punti di lubrificazione, pezzi di ricambio. Le Alfa sono venute pronte appena tre giorni prima della partenza. La 2600 era ferma da 15 anni e la Giulietta aveva appena ricevuto un nuovo motore! Un prologo entusiasmante prima del nostro viaggio alla Vernasca e la mia prima volta con la Jaguar D-type: è stato uno dei miei viaggi più emozionanti di sempre.

Ci incontriamo nei pressi di Utrecht e partiamo alla volta di Attendorn, in Germania (90 km a est di Colonia, ndr). Dopo un paio d’ore è necessaria una sosta a causa di un improvviso acquazzone. L’abitacolo della “D” è piccolo e scomodo, specie per chi supera 1,90 metri... Guido con il casco con visiera: è comodo per ripararsi dall’aria, che dopo un giorno intero al volante stanca parecchio. Il mio amico nell’Alfa 2600 è messo peggio: l’abitacolo è caldissimo e invaso dal rumore: si usano tappi e cuffie. È una vera auto da corsa.

Dopo la sosta per il pranzo la strada si fa movimentata, siamo in mezzo alla campagna, attraversiamo boschi, affrontiamo salite e discese che mettono alla prova auto e guidatori. Mi serve un po’ di tempo per capire il comportamento della Jaguar in frenata e in curva, e anche quello del cambio. Il suono allo scarico è impressionante e coinvolgente, soprattutto attraversando i villaggi dove riecheggia sugli edifici. La Giulietta affronta le curve con fare aggressivo e le gomme che stridono; io ancora non sono pronto, devo fare esperienza per la Vernasca. E anche allenamento: inizio a sentire il lavoro dello sterzo sulle braccia. Proprio mentre sono impegnato in questi pensieri, una curva stretta mi costringe a un allenamento intensivo: la D-type comunque risponde alla grande insieme alle gomme, che stridono ma tengono.

Arriviamo in albergo a metà pomeriggio. La 2600 e la Jaguar hanno percorso 4-5 chilometri con un litro di benzina e l’Alfa ha bisogno un piccolo rabbocco di olio. Stare ferma non fa bene ad un’auto da corsa. Comunque, le auto hanno resistito bene alle otto ore sulla strada; solo la temperatura dell’acqua della Jaguar nel traffico del villaggio superava facilmente i 100°, per poi scendere fino a 70 su strada aperta. Ciò mi ha procurato apprensione perché non sapevo se la temperatura sarebbe salita ancora. Il castello, circondato dalle montagne, offre una vista fantastica. Guardiamo il sole tramontare lentamente e tutti e tre non vediamo l’ora di andare a letto. Ma che inizio fantastico per il nostro viaggio.

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Giorno 2

Dopo una buona notte di sonno e una colazione anticipata siamo di nuovo in viaggio. La giornata in realtà inizia dove ci siamo fermati ieri: tornanti, strade tortuose, colline e villaggi pittoreschi. Dopo aver guidato per circa un’ora e mezzo, il dolore alle braccia è scomparso, ora sono le spalle che inizio a sentire dopo un inizio di giornata così intenso. Le discese si fanno più ripide, fino al 15%. L’Alfa 2600 mette a dura prova il suo pilota: è una vera auto da corsa, non è fatta per i tornanti. Il percorso è come sempre bellissimo, impegnativo e molto vario. A Rüdesheim (poco a sud di Francoforte, ndr) attraversiamo il Reno.

La mia natica sinistra è "addormentata" ed è rimasta a stretto contatto con la piastra inferiore in alluminio per un po’. A volte diventa persino scomodo. Nei lunghi tratti metto anche il piede sinistro sotto il pedale della frizione per creare un po’ più di spazio perché è impossibile tenere il piede costantemente sopra il pedale. Ciò crea situazioni complesse in uno spazio molto compatto quando compaiono improvvisamente le forcine! Quando giro a destra, la pressione nella parte sinistra del mio corpo aumenta, sento le mie braccia, le mie spalle, fare contropressione al volante e sento subito la dolorante natica sinistra agire di nuovo.

Il tempo a volte è molto gentile con noi con 20-25 gradi. Il mio casco ora mi protegge non solo dal vento ma anche dal sole. Ogni tanto devo guardare oltre il parabrezza perché il plexiglass distorce la visione e questo può essere pericoloso, soprattutto quando incontro curve in rapida successione. Riceviamo molti complimenti e incoraggiamenti dalle persone che incontriamo. E poi l’Italia deve ancora venire.

Pranziamo alla buona in una macelleria locale, siamo un po’ in ritardo per fermarci in un ristorante. Il percorso è bellissimo, emozionante e un po’ folle. La “D” è una vera macchina da corsa, va guidata con attenzione e non mi avvicino al suo limite; ad andatura normale è sincera, ma reagisce bene anche a comandi dati all’improvviso, se per esempio arrivo un po’ lungo in una curva. Nel chiuso del bosco, o vicino ai terrapieni delle colline, quando do gas è tutto un concerto: il 6 cilindri emana un suono impressionante, favoloso. È un viaggio epico, bellissimo. Ci fermiamo a Wiernsheim (nord-ovest di Stoccarda, ndr) in un albergo che conosco. È un bell’hotel con un cortile fotogenico e una vera birreria all’aperto. Oggi abbiamo percorso 345 km.

La Jaguar continua a soffrire i villaggi, non soltanto l’acqua ma anche i Weber fanno fatica. A volte, dopo una curva stretta, sento odore di benzina. I freni a disco invece funzionano bene. A un certo punto però avverto un rumore strano al momento di avviare il motore: è l’alternatore, che avevo sostituito l’anno scorso; anche per questo motivo, non ne ho uno nei pezzi di ricambio al seguito. Però è sufficiente una telefonata in Olanda per farmene spedire uno al nostro hotel in Italia. L’Alfa 2600 richiede invece rabbocchi regolari di olio da corsa mentre la Giulietta è in rodaggio… sportivo. Un cilindro fa le bizze, dobbiamo cercare un nuovo cavo per la candela. Sono tutti ingredienti di un’avventura entusiasmante. Anche oggi siamo al volante per dieci ore, ma scopriamo di aver percorso meno km del previsto. Domani mattina partiremo un’ora prima perché mercoledì sera dobbiamo essere a Vernasca: passeremo da Garmisch in direzione Bolzano e mercoledì, via Brennero, fino a Vernasca.

Finalmente ho una “camera con vista” in tutti i sensi.

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Giorno 3

Partiamo alle 8 per assorbire il ritardo di ieri e arrivare a Vernasca insieme al trasporto dei nostri amici tedeschi. Passiamo davanti all’imponente fabbrica Porsche a Weissach e dopo circa due ore è prevista una sosta per fare rifornimento e una pausa caffè. Ora facciamo il pieno con benzina a 100 ottano. Due ore sono il tempo massimo di guida, poi le gambe devono essere allungate, e i glutei alleggeriti! Il traffico non è terribile, però trovare un solo camion può causare molto ritardo perché le strade sono strette. Lasciamo alle nostre spalle il trambusto dei villaggi e tagliamo una parte del percorso. La prossima pausa è prevista alle 12.30 in una Bäckerei lungo il percorso. Proseguiremo per Ottobeuren (un centinaio di km a ovest di Monaco di Baviera, ndr), con la sua imponente cattedrale, per pranzo. La temperatura ora è torrida, sia dentro (per chi ha il padiglione sopra la testa) sia fuori.

Dopo pranzo proseguiamo lungo l’Alpenstrasse. Prati verdi e asfalto perfetto continuano ad accompagnarci fino al pomeriggio. Ora attraversiamo anche la Strada Romantica. Le chiese ottomane si ergono orgogliose nei prati. I paesi che attraversiamo sono piacevolmente vivi ed il nostro gruppo attira molta attenzione. Faremo ancora rifornimento prima di attraversare il Brennero; ho messo degli spessori a lato delle gambe per essere meglio ancorato nelle curve che si susseguono in rapida successione. Se per un po’ sto dietro un autobus, la temperatura dell’acqua sale a 110-120 gradi; non appena lo supero, la temperatura torna in breve al valore normale di circa 70 gradi. Quando si scalda, il 6 cilindri inizia a balbettare e la zona dei piedi diventa molto calda. Volevamo fare una foto di gruppo in cima al Brennero, ma abbiamo appena superato il punto più alto. Ci incontreremo in cima alla salita del Penserjoch/Passo Pennes.

Seguo l’Alfa 2600 in salita e voglio arrivare tutto intero in cima, ma è troppo bello tirare la seconda e brevemente anche la terza marcia. La “D” urla e penso che gli altri automobilisti possano sentirmi per minuti interi nella vallata. La Jaguar ha una tenuta di strada fantastica, sembra non avere un limite. Se però mi fermo un attimo per scattare qualche foto, ha bisogno di un po’ di tempo per riprendere fiato. E tornare ad avviarsi senza problemi. Un capriccio che accetto con un ampio sorriso. Giunti in cima (2211 metri) scattiamo finalmente la foto di gruppo prevista. Alle 19.30 siamo di nuovo tutti seduti a tavola. Altri 425 chilometri, circa cinque ore di macchina, fino a Vernasca. Oggi abbiamo guidato 11 ore e percorso poco meno di 450 chilometri.

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Giorno 4

Anche il proprietario dell’hotel è un vero appassionato: ha una Porsche 997 e una moto Triumph in edizione limitata. Ci invita ad andare con lui verso un bel punto fotografico. Non ci ha detto molto e alla fine il percorso è bello, ma anche lungo. Riprendiamo la strada verso Vernasca con un’ora di ritardo. Dobbiamo anche fermarci all’officina che ci aveva aiutato nel 2023 con la saldatura dello scarico della XK120: magari riuscirà ad aiutarci anche con il cavo della candela per la Giulietta. Dopo la partenza, ci sono subito una salita e una discesa molto spettacolari; non c’è un momento di pausa. La natura ha un odore straordinariamente fresco e cerco di portarne a casa i profumi. Che cosa speciale guidare la Jaguar qui, mi sembra di tornare indietro nel tempo. Viaggiare con un’auto d’epoca è molto più bello che con un’auto moderna, anche per il calore della gente: motociclisti, pedoni, altri automobilisti, tutti ci salutano.

In zona del lago di Garda percorriamo le strade della Mille Miglia dell’anno scorso. Dopo pranzo c’è

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