di Eugenio Mosca - 06 July 2015

Come combattere la ruggine delle auto

Contro l’aggressione dell’ossido il “fai da te” non può fare miracoli, ma è sempre alla base della migliore conservazione di un’auto d’annata. Ecco che cosa che si può fare in proprio e quello che è meglio affidare all’esperienza del carrozziere

Come combattere la ruggine delle auto

Per interi decenni, è stata la bestia nera dei proprietari di auto. Poi, nel corso degli anni 80, la diffusione sempre più massiccia delle lamiere zincate e dei moderni trattamenti preventivi introdotti dalle Case produttrici l’hanno mandata, quasi definitivamente, in pensione. La ruggine (o, più propriamente, la corrosione dei lamierati) continua però a essere un nemico da fronteggiare per i collezionisti di auto storiche: certo, un eccellente restauro radicale eseguito oggi consente di assicurare a tutta la scocca una protezione che neppure il fabbricante, all’epoca, era in grado di garantire (i protettivi attuali e la cura certosina dell’artigiano messi assieme sanno fare miracoli), ma più frequentemente la macchina di cui si è appena entrati in possesso (o che si possiede da molto tempo) non ha “passato” interventi così approfonditi, oppure è stata in passato riverniciata o “rappezzata” qua e là badando al portafogli più che alla durevolezza del risultato, e allora il rischio ruggine è dietro l’angolo. Un rischio che riguarda un po’ tutte le marche, con una nota preferenza per alcune famiglie di modelli italiani: guidano la classifica, e con largo margine, le Alfasud degli anni 1973-1978 (dalla fine del ’77 a Pomigliano d’Arco cominciarono finalmente a usare le lamiere anticorrosive Zincrometal ed eliminarono un bel po’ di punti d’innesco della corrosione, come le cerniere esterne del cofano bagagli e il solco di giunzione a vista delle lamiere del tetto appena sopra il montante posteriore), ma anche la maggior parte delle Fiat e delle Lancia non sfuggiva alla regola. In queste pagine, Automobilismo d’Epoca ha raccolto un piccolo “fai da te dell’antiruggine”: cioè una serie di indicazioni circa i punti sui quali intervenire e le attenzioni da usare in prima persona, prima ancora di dover affidare la macchina alle cure del carrozziere. Il che, di tanto in tanto, si rivelerà comunque necessario: tuttavia, con un po’ di attenzioni e di esperienza, è sempre possibile prolungare e rendere più serena la vita alla nostra storica (un tipo di attività in cui gli inglesi sono maestri: c’è un appassionato, che vive nei pressi di Beaulieu, nel sud dell’Isola, che possiede e accudisce in prima persona la propria Jaguar E Coupé rossa dall’ormai lontano 1965, e sempre con ottimi risultati). Come “cavia” è stata scelta una macchina tra e più amate e diffuse nel nostro Paese, tradizionalmente una vera e propria “palestra” per la cura e a volte anche il restauro “home made” di tanti e tanti appassionati nazionali: una Fiat 500. Tutto quello che è consigliabile fare sulla piccola torinese, ovviamente, può tranquillamente essere “trasferito” anche a un po’ tutte le auto degli anni che vanno dagli anni 50 ai 70.

 

ATTENZIONE AL RISTAGNO NELLA SEDE DELLA RUOTA DI SCORTA

Ma in che cosa consistono esattamente queste attenzioni grazie alle quali possiamo mantenere in salute la nostra storica? Per prima cosa occorre verificare frequentemente le zone in cui potrebbero crearsi ristagni di acqua o di semplice umidità. Sempre prendendo come esempio la 500 vediamo allora quali possono essere i punti più a rischio. Senz’altro la cavità che accoglie la ruota di scorta, una zona in cui si guarda raramente (almeno speriamo). Ma anche la parte inferiore delle porte, sia all’interno (dove spesso l’otturazione dei fori non consente all’acqua infiltratasi dalla parte superiore del finestrino di fuoriuscire) sia all’esterno, dove i depositi che si vengono a formare sulla battuta del sottoporta, se non rimossi regolarmente, finiscono per penetrare nel bordo della portiera. Così come può avvenire in prossimità di guarnizioni che abbiano perso la loro tenuta e quindi facilitino la formazione di depositi di acqua. Ma ci sono anche altre parti più difficili da verificare, come i fascioni laterali sottoporta, o come alcuni punti particolarmente nascosti nei vani bagaglio e motore, ma anche all’interno dell’abitacolo: come gli angoli di congiunzione con i passaruota oppure con le paratie che dividono l’abitacolo dal vano bagagli e dal vano motore. Quindi, ispezionare con regolarità (almeno un paio di volte l’anno) il pavimento dell’auto, sollevando i tappetini e ove necessario la moquette, e (soprattutto quando si esamina un’auto che si è in procinto di acquistare) diffidare se la paratia anteriore o posteriore è verniciata di nero, magari sopra uno strato di antirombo. Allo stesso modo, anche i fascioni laterali non dovrebbero mai presentare una verniciatura sopra una striscia di antirombo (le eccezioni alla regola sono rare).

 

UN PICCOLO FORO OGGI EVITA LA VORAGINE DOMANI

Ma torniamo al “fai da te preventivo”. Per prevenire la corrosione dei fascioni laterali è possibile praticare, dove già non vi siano, uno o due piccoli fori (in posizione nascosta, e comunque da chiudere successivamente con tappi in gomma) nella parte superiore del fascione stesso, e con una pistola ad aria compressa spruzzare all’interno dello scatolato un prodotto ceroso fluido specifico (per esempio All Defend della Ma-Fra, facilmente reperibile presso gli autoricambisti e venduto in bomboletta spray) avendo l’accortezza di aprire e ripulire per bene i fori di uscita per evitare una nuova formazione di depositi. Questa operazione può anche essere ripetuta, se si usa con particolare frequenza l’auto nella brutta stagione, con regolarità periodica. In mancanza di prodotti specifici (che rimangono comunque i più consigliabili anche per motivi di inquinamento ambientale) è possibile ricorrere a un po’ di olio da motore (fresco, non già usato) fluido o, per le superfici più accessibili come la parte interna delle portiere, a sottile un velo di grasso.

 

Per quanto riguarda, invece, la parte esterna della carrozzeria, è consigliabile ridurre al minimo i lavaggi durante la stagione invernale, cercando però nello stesso tempo di ridurre di pari passo l’uso della macchina soprattutto quando sulle strade è stato sparso il sale per evitare la formazione di ghiaccio. Durante la bella stagione ci sono meno problemi, perché la temperatura più elevata e l’aria più asciutta favoriranno l’eliminazione dell’umidità anche nelle zone più remote della scocca: comunque, per quanto possibile, evitare gli autolavaggi a rulli, che assieme allo sporco asporterebbero anche lo strato protettivo di cera o di polish che deve essere periodicamente applicato sulla carrozzeria. I rulli, poi, lasciano sulle vernici “d’epoca” (generalmente meno resistenti di quelle attuali sia per l’età anagrafica, sia per la differente composizione chimica della vernice stessa) tracce circolari antiestetiche e molto visibili soprattutto alla luce del sole o di certi lampioni stradali ai gas alogeni: meglio la pompa dell’acqua da giardino, con uso di shampoo, spugna e olio di gomito, o tutt’al più uno di quegli impianti self-service con idropulitrici (da usare, però, sempre con attenzione e senza “sparare” troppo energicamente sulla carrozzeria). Dopo il lavaggio, comunque, è sempre utile stendere una patina protettiva di polish, che va distribuito manualmente utilizzando tamponi di ovatta da carrozziere Utilizzare, per quanto possibile, prodotti di tipo professionale, reperibili presso i più forniti magazzini per autoricambisti.

 

IL GRAFITAGGIO: OGGI INQUINA MENO ED È SEMPRE UTILE PER IL SOTTOSCOCCA

L’intervento del carrozziere è indispensabile anche per “mettere in sicurezza” un fondo scocca intaccato dalla ruggine: anche in questo caso gli interventi casalinghi, magari con un fogli di vetroresina da incollare per rimpiazzare una superficie ormai marcita, non sono un buon investimento. Piuttosto, per preservare un pianale ancora in buono stato è possibile procedere personalmente al suo grafitaggio: un’operazione che anni fa consisteva nello spruzzarvi dell’olio esausto, con tutte le controindicazioni del caso nei confronti dell’inquinamento ambientale ma anche per l’aggressività degli acidi contenuti nell’olio verso alcune parti in gomma raggiunte dal trattamento. Oggi vi sono prodotti specifici (come Lubrigraph o Grafitauto della Ma-Fra) che rispettano l’ambiente e non danneggiano l’automobile e che, con un minimo di attrezzatura, possono anche essere applicati personalmente.

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