di Attilio Facconi
- 01 April 2020

Crolla il ponte a Canneto sull’Oglio e la Mille Miglia del 1930 cambia percorso

Il nostro Facconi riscrive la storia della grande corsa: 90 anni fa l’incidente viario nel mantovano impone una mutazione nella strada verso Roma. La stampa di regime non lo nomina e la novità non sarà mai registrata. Gli straordinari documenti dell’epoca

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Achille Varzi durante la Mille Miglia del 1930 nel tratto tra Casalmaggiore e Colorno verso Parma (archivio storico AC Parma).

La bibliografia ufficiale sulla storia delle Mille Miglia e, in particolare per la corsa del 1930, non fa menzione sulla modifica del percorso nel tratto iniziale. Anzi, questi testi confermano che il tracciato non ha subito variazioni rispetto alle precedenti edizioni. La realtà dei fatti è ben diversa.

Nella ricorrenza del 90° anniversario di questa leggendaria corsa, desideriamo fare luce su un evento trascurato dalle cronache del tempo, che obbligò gli organizzatori della gara a introdurre una variante nella parte iniziale del percorso. Vediamo come è andata la vicenda.

Sin dalla pioneristica corsa del 1927 e le successive del 1928 e ’29, le auto, lasciata Brescia, procedono in direzione sud per Roma attraversando i centri di Montichiari, Asola, Canneto sull’Oglio, Piadena, Casalmaggiore, Colorno e Parma. In questo tratto i concorrenti in gara attraversano due fiumi importanti: l’Oglio con un ponte stradale fisso in legno e il Po con un ponte in chiatte. Questa viabilità viene interrotta il giorno venerdì 2 agosto del 1929, quando crolla improvvisamente il ponte in legno sul fiume Oglio, che collega i centri di Canneto, sponda mantovana a nord e Piadena nel cremonese a sud: un evento traumatico e imprevisto.

È un crollo improvviso, ma non inimmaginabile dato che la struttura in legno è assai vetusta e datata 1837. Il ponte fisso di piloni e travate in legno, che unisce le due sponde tra Canneto e Piadena, è frutto di un’opera dell’amministrazione austriaca, quando il territorio fa parte del Regno Lombardo-Veneto. La struttura viabile, subisce un forte danneggiamento durante la Seconda Guerra d’Indipendenza ad opera dell’esercito austriaco, che, a seguito della sconfitta subita a Magenta (Mi), si ritira sulle colline dell’alto mantovano. Il 7 giugno del 1859, gli imperiali asburgici in ritirata, con l’intento di bloccare il passaggio dei soldati nemici francesi e piemontesi, cospargono il ponte di catrame, lo incendiano e lo distruggono in parte. A seguito dell’Armistizio di Villafranca di Verona, l’11 luglio 1859, la Lombardia compresi Canneto e Piadena, vengono liberati dagli austriaci e il ponte è prontamente ricostruito con l’intervento del Regno Sabaudo.

Dopo sette decenni alla fine degli Anni Venti, il ponte sul fiume Oglio, in parte ricostruito mantiene le medesime caratteristiche con i piloni e le campate in legno. Progettato e realizzato nella prima metà del secolo precedente, con i materiali per resistere al transito e al peso di carretti trainati dai cavalli, risulta chiaramente inadeguato a sopportare il carico, le vibrazioni e la velocità di auto e camion. Per ben tre volte il ponte resiste alle sollecitazioni del passaggio dei bolidi delle prime edizioni della corsa. La struttura regge anche all’avverso inverno “polare” del 1929, ma la calda e siccitosa estate successiva gli è fatale: tre campate del ponte crollano inabissandosi nel fiume.

A perorare la causa per un immediato ripristino del ponte sull’Oglio interviene Renzo Castagneto, l’influente organizzatore della Mille Miglia, che coinvolge direttamente Augusto Turati, segretario del Partito Nazionale Fascista, affinché venga ripristinato il ponte di Canneto. L’autorevole politico si adopera prontamente per riattivare ponte e viabilità, ma senza successo. A fine gennaio, a poco più di due mesi dalla gara, dal Palazzo Littorio di Roma giunge la comunicazione ufficiale sull’impossibilità di riattivare il ponte, né tanto meno di utilizzarne uno provvisorio costruito dai militari del Genio. Di fronte a ciò il regime, che sostiene da sempre la grande corsa, approva e autorizza la variazione proposta dalla Prefettura di Cremona, di far transitare le auto in gara da Manerbio, Cremona e da San Giovanni in Croce (all’epoca modificata in Palvareto), e riprendere il percorso verso Parma.

Con questa variante la Mille Miglia non si ferma e Renzo Castagneto, direttore generale della corsa, forte delle autorizzazioni e delle garanzie sullo stato delle strade enunciate dal Prefetto di Cremona, procede al cambio del tracciato che varia di una manciata di km.

Questo intervento passa sotto silenzio, o quasi. I giornali di quei giorni non ne fanno menzione a parte due “brevi” sul quotidiano di Cremona e sulla Gazzetta dello Sport. Nell’Italia fascista in cui tutto deve funzionare, i giornali glissano su una situazione poco edificante. All’emergenza viabilistica sarà messa una pezza con un traghetto obsoleto, poi sostituito da un ponte in chiatte.

Il ponte non sarà più ricostruito fino agli anni ’60, quando Canneto e Piadena saranno finalmente collegate da una struttura fissa in cemento armato, ma la leggendaria Mille Miglia avrà già chiuso la sua epopea.

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