Leclerc contro Hamilton: gli ingegneri hanno accontentato Charles in tutto e per tutto | L’altro si deve adattare (se vuole)
Le nuove F1 2026 saranno “belve” indomabili. Scopri come Leclerc e Hamilton alla Ferrari dovranno adattarsi a monoposto estreme e chi avrà il vantaggio iniziale.
Hamilton e Leclerc, attuali piloti della Rossa @automobilismodepoca
Il primo è la nuova architettura della power unit. Il regolamento tecnico impone una ripartizione della potenza quasi paritaria tra il motore a combustione interna (ICE) e la parte elettrica. Il moto generatore MGU-K sarà capace di sprigionare circa 350 kW (equivalenti a circa 475 CV) quasi istantaneamente. Ciò si traduce in una coppia motrice semplicemente mostruosa e disponibile fin dai bassi regimi, un’accelerazione che si preannuncia decisamente più complessa da modulare rispetto a quella erogata dai propulsori attuali. Questo richiederà un controllo molto più fine e una sensibilità del piede destro che andrà oltre il comune.
Nuova aerodinamica e stile di guida: il ritorno delle auto “nervose”
A complicare ulteriormente le dinamiche di guida interverrà un secondo fattore cruciale: l’aerodinamica. Le vetture del 2026 saranno più strette, più corte e dotate di aerodinamica attiva. Quest’ultima sarà fondamentale per ridurre la resistenza all’avanzamento sui rettilinei e aumentarla in curva, garantendo prestazioni ottimali in ogni fase. Tuttavia, le prime simulazioni indicano che il livello complessivo di downforce statico sarà inferiore. La Ferrari stessa stima una riduzione di circa il 20%, un dato non trascurabile che inciderà profondamente sull’aderenza generale delle monoposto.
In termini di “vehicle dynamics”, questa riduzione del carico aerodinamico, unita a pneumatici Pirelli più stretti, porterà a vetture con meno aderenza laterale e una tendenza naturale a scivolare maggiormente. La stabilità del retrotreno, caratteristica dominante delle auto a effetto suolo, lascerà il posto a un comportamento molto più “nervoso” e imprevedibile. La gestione della fase di accelerazione in uscita di curva diventerà, dunque, una delle discriminanti fondamentali. Non basterà più fidarsi dell’aderenza preesistente; i piloti dovranno attivamente cercarla, gestendo al meglio un’auto dove l’handling puro del conduttore farà una differenza sostanziale. Sarà una sfida intrigante per tutti, ma in particolare per i piloti del Cavallino.
L’habitat naturale di Leclerc: quando l’instabilità diventa velocità pura
In questo scenario di stabilità non programmata, la sfida interna alla Ferrari tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton assume contorni tecnici inediti e di grande interesse. Se c’è un pilota sulla griglia attuale il cui “DNA di guida” sembra essere stato quasi pre-codificato in previsione del regolamento 2026, quello è senza dubbio Charles Leclerc. L’analisi telemetrica degli ultimi anni ha evidenziato una caratteristica peculiare del monegasco: la sua straordinaria capacità non solo di tollerare, ma addirittura di richiedere un assetto sovrasterzante, il cosiddetto “loose rear”, per estrarre il massimo potenziale dalla vettura in ogni singola occasione.
Mentre molti piloti prediligono una maggiore stabilità al posteriore per avere fiducia e spingere al limite, Leclerc fiorisce in condizioni di maggiore nervosismo della vettura. La sua sensibilità nel gestire il sovrasterzo e nel danzare al limite dell’aderenza potrebbe rivelarsi un vantaggio decisivo in un’era in cui il retrotreno sarà intrinsecamente più ballerino. Sarà affascinante osservare come Hamilton, famoso per la sua capacità di adattamento e la sua guida fluida, si confronterà con queste nuove dinamiche. La Ferrari 2026, se competitiva, potrebbe offrire a Leclerc l’ambiente perfetto per brillare, trasformando quella che per altri sarebbe un’instabilità in pura e cruda velocità.
