di Tommaso Ferrari
13 October 2022

Il M.A.T. di Torino ricrea la magnifica Alfa Romeo 33 Stradale

Prima nata della sezione Jewelry, incaricata di riprogettare glorie del passato trascinandole nel 21esimo secolo

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Ah, l’Alfa Romeo 33 Stradale. Una delle auto più incantevoli e desiderate di sempre, con una leggerissima carrozzeria che nascondeva un telaio in alluminio e un motore eccezionale. Il 2.0 litri V8 aspirato progettato da Busso e Chiti era in grado di produrre 230 cavalli nella versione stradale e 270 a 9.600 giri (!) nella versione da corsa, oltre ad essere realizzato con materiali esotici come alluminio e magnesio. La carrozzeria invece era in Peraluman, ed era bella da mozzare il fiato. Imbarcarsi nella missione di ricreare un tale capolavoro (alla fine della gallery) è azzardato, ma è esattamente ciò che ha fatto la M.A.T., la Manifattura Automobili Torino già responsabile della nuova Stratos, della SCG003 (di Glickenhaus) e della Apollo Intensa Emozione.

Per un facoltoso cliente il M.A.T. ha deciso di inaugurare la sua sezione “Jewelry” che prevede di ricreare glorie del passato, cominciando proprio da una leggenda come la 33 Stradale, immaginiamo col benestare di Arese. Le informazioni sono scarne ma in un video pubblicato dall’azienda vediamo che si è cercato di rispettare le tecniche dell’epoca unendole a quelle moderne, e che la carrozzeria è ancora in alluminio come l’originale. Il motore è anche qui un V8 aspirato, con quattro carburatori doppio corpo, ma di certo non sarà un 2.0 litri e avrà ben più dei 230 cavalli originari.

La parte centrale del telaio è in alluminio con un telaietto anteriore e posteriore, gli interni sono lavorati come sessant’anni fa e ci sono sedili a guscio con cinture da corsa e sospensioni regolabili. La carrozzeria segue i progetti Alfa tranne per lo scudo anteriore, che non poteva essere identico in tutto e per tutto alla 33 Stradale, così il M.A.T. ha optato per una strana forma trapezoidale un po’ goffa, che secondo noi rischia di appesantire il meraviglioso equilibrio generale. Peccato, perché per il resto – sia sottopelle che sopra – la ricreazione di questa quasi mitologica Alfa sembra eseguita magnificamente.

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