a cura della Redazione - 05 febbraio 2020

Polveri sottili: le auto d’epoca non c’entrano (e anche quelle moderne hanno poche colpe)

Presentata ad Automotoretro la ricerca scientifica sull’impatto ambientale delle automobili promossa da ASI e Istituto Superiore di Sanità. Inquinano molto di più riscaldamento domestico e agricoltura

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Nell’ambito del salone internazionale Automotoretrò, ospitato dal 30 gennaio al 2 febbraio nei padiglioni di Lingotto Fiere a Torino, l’Automotoclub Storico Italiano e l’Istituto Superiore di Sanità hanno illustrato al grande pubblico il programma di ricerca sugli inquinanti atmosferici prodotti dalla circolazione dei veicoli storici. Un accordo di collaborazione tra i due Enti (siglato il 30 ottobre 2019) che ha l’obiettivo di fare chiarezza e corretta informazione su un tema di estrema importanza e attualità, che prevede l’analisi del materiale particellare, degli ossidi di azoto e di altri contaminanti potenzialmente connessi con le emissioni prodotte dai veicoli storici, in relazione agli usi e ai chilometri annuali realmente percorsi. Hanno partecipato alla presentazione Andrea Piccioli, direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità, Giovanni De Virgilio, ricercatore scientifico, e Gaetano Settimo del Reparto Esposizioni a Contaminanti nell’Aria, Suolo e da Stili di Vita Dipartimento Ambiente e Salute dell’IIS.

Proprio quest’ultimo ha esposto una sintetica ma chiara relazione sull’inquinamento atmosferico, sulle sostanze inquinanti e le rispettive sorgenti. Da uno schema riassuntivo sono emerse le principali sorgenti degli ormai famigerati PM 10: nei grandi centri urbani italiani, il riscaldamento domestico incide per il 42%, l’industria per il 17% e l’agricoltura per il 15%; i trasporti stradali emettono l’11% del PM 10 presente nell’aria. Da qui la necessità di un approccio integrato (non solo penalizzando e demonizzando i veicoli) e di interventi su tutte le sorgenti che contribuiscono all’inquinamento atmosferico.

“Per la nostra ricerca - ha spiegato Gaetano Settimo - ci concentreremo su quell’11% per estrapolare il dato riferito ai soli veicoli storici certificati in base al loro utilizzo e ai chilometri percorsi annualmente, prendendo in considerazione cinque città italiane. Si arriverà alla definizione di protocolli guida nazionali per la regolamentazione dell’utilizzo di tali veicoli in ambienti urbani.”

Di fronte al pubblico di Automotoretrò, anche il rappresentante dell’Istituto Superiore di Sanità ha sottolineato la necessità di distinguere chiaramente le categorie dei veicoli: “L’impatto ambientale da ricondurre al parco autoveicolare circolante - ha detto Gaetano Settimo - è determinato dai veicoli obsoleti e non certo dai veicoli storici certificati, che rappresentano una percentuale minima rispetto al circolante obsoleto e vanno tutelati.”

“Questa ricerca - ha commentato Alberto Scuro, presidente dell’ASI - costituirà la premessa oggettiva e non strumentale per le riflessioni future con le istituzioni competenti in materia legislativa. ASI e ISS hanno individuato il percorso corretto per modernizzare il sistema di regolamentazione della circolazione dei veicoli storici. ASI, inoltre, si augura di poter mantenere e proseguire il dialogo con le autorità nazionali e parlamentari, che hanno già dimostrato sensibilità e rispetto verso il patrimonio storico e tecnologico e verso gli appassionati, garantendo comunque un elevato senso di responsabilità verso l’ambiente ed il bene comune.”

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