di Francesco Pelizzari - 28 novembre 2019

“Le auto ventennali sono vecchie e stressate, causano incidenti”

Parole forti del presidente ACI Sticchi Damiani alla 74^ Conferenza del Traffico e della Circolazione tenuta alla presenza del premier Giuseppe Conte. Il vero obbiettivo dell'attacco è l’ASI, la cui replica non si è fatta attendere. Il commento di Automobilismo d’epoca

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Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei ministri (a sinistra) e Angelo Sticchi Damiani, presidente ACI

“Il Certificato di Rilevanza Storica è rilasciato da un’associazione privata (l’ASI, ndr) di cui non sappiamo nulla, nulla, nulla, ed è applicato sulla carta di circolazione. Per me un documento dello Stato non può essere imbrattato con delle cose che non sappiamo come, a che costo e con che sistemi sono definite”.

Con queste parole, Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’ Automobile club d’Italia, ha sferrato un attacco senza precedenti nei confronti dell’Automotoclub Storico Italiano (e delle altre associazioni che hanno facoltà di certificare le auto, stabilendone il valore storico).

Oggetto della contestazione di Sticchi Damiani, le famigerate “ventennali”, cioè le automobili “vecchie”, secondo la vulgata, che sono le più inquinanti. Secondo i dati in possesso di Sticchi Damiani esse sono 4,6 milioni e costano allo Stato in benefici fiscali, per la loro tutela, 7 milioni di euro (per il 2019) e 25 milioni costeranno per il 2020. Nell’auditorio di questo discorso, tenuto nell’ambito della “74^ Conferenza del Traffico e della Circolazione” che si è tenuta a Roma l’altro ieri, martedi 26 novembre, c’era anche il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

La ricetta di Sticchi Damiani per contenere l’inquinamento, e i costi relativi per lo Stato, è quella di “rottamare le auto vecchie per favorirne il ricambio con auto Euro 4, 5 e 6”. Ed eliminare così circa quattro milioni di auto ventennali, per mantenere soltanto quelle meritevoli, identificate in circa 380.000 in base alla famosa lista chiusa (da stilare, con il contributo di associazioni varie e addetti ai lavori dell’auto storica). In totale in Italia, sempre secondo i dati ACI, circolano 14 milioni di auto Euro 0, 1,2 e 3, il 35% del parco circolante; le auto a benzina Euro 4 inquinano il 50% meno di un’Euro 3; un Diesel Euro 1 inquina ventotto volte quanto un Diesel Euro 6.

Come fare dunque per incentivare le rottamazioni delle auto più inquinanti in favore di auto più ecologiche, anche usate? “Noi proponiamo -ha detto Sticchi Damiani- per incentivare il passaggio ad auto usate Euro 4, 5 e 6, l’abbattimento del 50% dell’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT, ndr). Questo dovrebbe smuovere, far smaltire un po’ di usato alle concessionarie e per lo Stato non sarebbe un grosso sacrificio, anzi, perché si muoverebbe un po’ anche la vendita del nuovo e si recupererebbero i mancati introiti con l’IVA”.

Ha aggiunto infine Sticchi Damiani che, sempre secondo le evidenze in mano all’ACI (in base agli studi statistici prodotti dalla Fondazione Caracciolo Centro Studi), un’automobile di 11 anni ha la probabilità di incappare in incidenti mortali o con feriti gravi cinque volte più di un’auto nuova: “Perché le auto ventennali -ne deduce il presidente ACI- sono obsolete dal punto di vista tecnologico e sono stressate da vent’anni d’uso”.

Qui sotto, il discorso integrale di Angelo Sticchi Damiani, a partire da 1.56.28.

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La risposta dell’ASI

Non si è fatta attendere la replica dell’ASI, nelle parole del suo presidente Alberto Scuro: riportiamo integralmente il comunicato diramato dalla federazione torinese.

Martedì 26 novembre, nel corso della 74^ Conferenza del Traffico e della Circolazione che si è svolta a Roma, il presidente dell’Automobile Club Italia, Angelo Sticchi Damiani, ha esternato pubblicamente -e al cospetto del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e della Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli- alcune dichiarazioni che per l’Automotoclub Storico Italiano non sono assolutamente condivisibili.

“Il Certificato di Rilevanza Storica -ha detto Sticchi Damiani- viene rilasciato da un’associazione privata di cui non sappiamo nulla, nulla, nulla, e viene applicato sulla carta di circolazione. Per me un documento dello Stato non può essere imbrattato con delle cose che non sappiamo come, a che costo e con che sistemi sono state definite. Questo non è serio.”

Il riferimento va ovviamente all’ASI, principale associazione che, insieme alla Federazione Motociclistica Italiana ed ai Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo, è riconosciuta dallo Stato (art. 60 del Codice della Strada e Decreto Ministeriale del 17/12/2009) come ente certificatore. Questi enti operano applicando le normative previste dallo Stato.

“Sticchi Damiani -evidenzia Alberto Scuro, presidente di ASI- ha anche dichiarato che tutti gli attori del motorismo storico tranne ASI sarebbero d’accordo sulla necessità di stilare una lista di veicoli che a parità di anzianità e grado di conservazione avrebbero la possibilità di essere tutelati come storici. Con tale lista lo Stato aiuterebbe chi possiede veicoli costosi ed esclusivi e non chi vuole conservare, osservando le specifiche normative previste, veicoli più diffusi e di minor valore, ma che hanno comunque segnato la storia del nostro Paese e delle nostre famiglie. Quattro dei cinque enti certificatori nazionali sono contrari a stilare la lista proposta da ACI, che non trova riscontro né nelle direttive europee né nelle indicazioni della Federazione internazionale dei veicoli storici (FIVA), né nelle normative di altri paesi europei.”

Anche altri concetti espressi da Sticchi Damiani non sono condivisibili da ASI.

I veicoli vecchi in Italia sono moltissimi -sottolinea Alberto Scuro- ma quelli storici pochissimi e se si vuole tutelare quello che è un vero e proprio patrimonio nazionale non si deve far confusione tra loro: i veicoli che alla Motorizzazione risultano circolanti sono 56 milioni, quelli ultraventennali 12 milioni. Quelli storici con oltre vent’anni sono 400.000 circa. Numeri completamente diversi da quelli dei veicoli vecchi e che si commentano da soli. Inoltre, tutti questi veicoli storici hanno mediamente percorrenze annue bassissime. Il mancato rinnovamento del parco auto italiano non è quindi legato ai veicoli storici che lo Stato tutela, ma a problemi ben diversi.”

Anche i dati sul costo della tutela fiscale dei veicoli storici reintrodotta nel 2019 (con la tassa di possesso al 50%) non risultano quelli esposti da Sticchi Damiani (7 milioni di euro per quest'anno e addirittura 25 milioni per il 2020) che non ha minimamente accennato alle maggiori entrate che derivano allo Stato da questa tutela.

“Il fatto poi - dice ancora il presidente dell'ASI Scuro - che attività di interesse pubblico non possono essere delegate a privati, come ancora ha espresso Sticchi Damiani, mi sembra una tesi piuttosto ardita: demandare mansioni a enti che, anche se privati, hanno l’esperienza per fare una specifica attività è uno strumento importante e decisamente poco costoso rispetto alla gestione pubblica. Nello specifico, gli enti certificatori previsti dall’art. 60 del CdS non costano nulla allo Stato. Noi restiamo aperti al dialogo e a un percorso virtuoso che, nel rispetto delle specifiche competenze dei diversi attori, possa vedere tutti protagonisti di questo mondo di passione che promuove cultura e turismo ed è un enorme volano di indotto nazionale, che nel 2018 è stato stimato in 2,2 miliardi di euro.”

Il commento di Automobilismo d’epoca

Premessa importante: Automobilismo d’epoca ha sempre dichiarato di essere favorevole a una liberalizzazione totale della materia “automobile”, sia essa storica o meno. Ci piacerebbe che tutto sia gestito come in Inghilterra, all’insegna del merito e, soprattutto, della responsabilità. Concetti pressoché sconosciuti, ahinoi, in Italia. Quindi non dovrebbero esistere associazioni alle quali, in modo evidente o nascosto, un cittadino sia costretto ad aderire per poter fruire di quelli che dovrebbero essere diritti.

Servirebbero poche leggi, semplici e certe, sanzionate con forza.

Ciò detto, vorremmo far notare alcune importanti incongruenze nel discorso del presidente Sticchi Damiani, che l’altro giorno ha portato un attacco inaudito, all’ASI ma osiamo dire a tutto l’automobilismo storico in generale. Un fatto sorprendente, sotto vari aspetti.

Il primo: il presidente ACI Sticchi Damiani è socio ASI da molti anni, e ci risulta che abbia anche una collezione di automobili, molte delle quali certificate dall’ASI stessa. Dunque è difficile credere che non sappia cosa è l’associazione che si occupa di certificazioni, e come opera.

Sticchi Damiani cita 700.000 Punto usate solo per il tragitto casa-lavoro. Dove? In quali zone d’Italia? Sarà colpa di queste auto usate, si suppone, per pochi km al giorno, la causa dell’inquinamento in Italia? E, soprattutto: quante di esse sono certificate?

Il presidente ACI sostiene che le auto di 11 anni uccidono e feriscono gravemente cinque volte più di quelle nuove, e che le auto ventennali sono “stressate” e tecnologicamente arretrate. Soprassediamo sul fatto che tra le ventennali ci sono auto come la Lancia Delta Integrale evoluzione, ma dobbiamo dedurne che le revisioni a cui lo Stato costringe noi automobilisti ogni due anni siano inutili.

Altro punto: le auto euro 0,1,2,3 andrebbero rottamate per essere sostituite con quelle omologate da euro 4 in avanti. L’Euro 4 è del 2006, 13 anni fa: queste auto, quindi, quanto sono pericolose? Per favorire questo ricambio si propone di abbattere del 50% l’IPT; senza dire che in ogni passaggio di proprietà la voce “emolumenti ACI” ammonta a 27 euro, che, con 400.000 passaggi di proprietà all’anno (per difetto), la somma incamerata è pari a 10.800.000 euro; a cui si aggiungono i 2.295.000 euro che arrivano dai 170.000 circa (sempre per difetto) veicoli radiati.

Sticchi Damiani sostiene che insieme alle auto vecchie vada rottamato l’art. 60 del Codice della Strada: perché, se regolamenta e sanziona l’uso delle auto più anziane con una legge dello Stato? Caso mai, va fatto rispettare alla lettera.

Ultimo ma non ultimo, ci spiace dover sentire che nel discorso del Presidente dell’ACI si parli di venditori di auto, di ecologia, di introiti per lo Stato, ma che da esso siano quasi del tutto assenti gli automobilisti, se non in quanto una parte di loro inquinatori che “dovranno capire, dovranno rendersi conto che c’è questa trasformazione, forse una rivoluzione, ma vogliamo che sia dolce, e che non sia imposta, ma che siano liberi di poter scegliere tra un’auto elettrica, a metano, a gas, benzina o diesel senza coercizioni”. L’importante è che scelgano dove spendere, dopo aver pagato carissimo benzina, autostrade in mano agli amici degli amici con viadotti che crollano, strade piene di buche; e paghino ancora per sostituire la loro vecchia auto che li porta al lavoro.

Con tutto questo, sembra che il vero oggetto del contendere sia un settore, quello delle auto storiche, che, tra tessere e certificazioni, “vale” qualche milione di euro l’anno.

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