Trofeo Ambrosiano, nuovo format di successo

A dispetto del tempo avverso il Trofeo Ambrosiano ha schierato affascinanti auto e equipaggi dediti all'evento

1/5

Per la sua settima edizione il Trofeo Ambrosiano, la classica autunnale organizzata dal C.A.V.E.M, si rinnova nell’aspetto e nel contenuto. Per la prima volta la gara esce dai confini della città metropolitana di Milano e si snoda attraverso ben tre provincie, Milano, Monza Brianza e Lecco, in un impegnativo percorso di 122 chilometri che ha portato i concorrenti fino in Valsassina e ritorno, con partenza dal Centro Commerciale Vulcano di Sesto San Giovanni alle 10.00 della domenica 23 Ottobre. Il nuovo format piace subito, e sono ben trentacinque gli equipaggi che rispondono alla chiamata nonostante la giornata (l’unica!) di pioggia di un autunno ancora estivo.

Il percorso si articola in una serie di sette gruppi di prove di precisione, col primo gruppo costituito da 8 settori cronometrati all’interno del centro commerciale diSesto, 5 prove successive nel secondo gruppo a Villa Beldosso a Besana Brianza, altre 8 prove di precisione sul piazzale della funivia di Barzio in Valsassina, per chiudere la prima parte di gara con 5 ultime prove presso la Fornace di Pasturo. Poi pausa per visitare il Museo della Fornace e gustarsi un pranzo a base di latticini presso la Formaggi Carozzi di Pasturo, e subito si torna indietro in senso inverso: le 5 prove della Fornace, le 8 della funivia di Barzio-Piani di Bobbio, le 5 di Villa Beldosso per chiudere col semplice arrivo nel piazzale del Grand Hotel Duca di Mantova al Vulcano di Sesto.

Detto dei numerosi equipaggi partecipanti, una parola va spesa anche per le vetture, molte anni ’70 e ’80, qualche youngtimer e le storiche più attraenti, quali la splendida BMW 327/28 Cabrio del 1938 di Monzio Compagnoni-Colciago, la Porsche Speedster del 1954 di Mazzoleni-Carrara, la OSCA 1600 GT2 Fissore del 1963 di Barni-Barni, la Mercedes 230 SL del 1966 di Cazzaniga-Cazzaniga, la Lancia Appia del 1961 di Guaita-Guaita, la 1100-103 del 1956 di Bonfante-Bruno, tanto per citare le più interessanti.

Dicevamo del brutto tempo, che la ha fatta da padrona in questa settima edizione del Trofeo Ambrosiano, creando ulteriori difficoltà ai concorrenti per le nubi basse, soprattutto in montagna, che hanno rese ancor più impegnative le prove cronometrate, di per sé già particolarmente “tirate”. Questo ha fatto sì che ne venisse fuori una gara molto interessante, vissuta sulla lotta per le prime quattro posizioni assolute.

Alla fine la hanno spuntata Bonfante-Bruno con la Fiat 1100-103 del 1956 che hanno totalizzato 218,40 penalità relegando in seconda posizione i giovani Riboldi-Lucchini con la Fiat 1100 del 1955 con 281,30 penalità. Oltre 300 le penalità per gli inseguitori Mazzoleni-Carrara con la Porsche Speedster del 1954 e Rapisarda-Piga con la Morris Mini Minor del 1965. Riboldi-Lucchini si aggiudicano anche la Coppa Valsassina, riservata a chi ha totalizzato meno penalità nelle due prove cronometrate di Barzio e Pasturo, mentre la Coppa delle Dame è appannaggo di Bestetti-Colombo al volante della Lancia Fulvia 1.3 HF del 1968.

I premi speciali per l‘auto più anziana e per l’equipaggio venuto da più lontano vanno rispettivamente alla BMW 327/28 di Monzio Compagnoni-Colciago ed alla Fiat 500 ED dei cuneesi Carramusa-Mazara. Il migliore equipaggio del C.A.V.E.M. è Rapisarda-Piga con la Morris Mini Minor, mentre il migliore club ospite è il Club Orobico. Il tutto sotto l’abile regia del direttore di gara Luciano Monni e la supervisione del delegato ASI Romeo Ferro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Guida all'acquisto