di Francesco Pelizzari - 03 gennaio 2020

Entreremo negli ANTA?

L'editoriale di Automobilismo d'epoca di Dicembre 2019-Gennaio 2020 parla delle manovre delle Automobile Club d'Italia per inserirsi nel ricco gioco delle certificazioni (e far fronte all'eliminazione del PRA)

Il Presidente ACI Sticchi Damiani alla Conferenza sul Traffico tenuta recentemente a Roma ha insistito, di fronte al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, sulla necessità di ridurre il parco circolante Euro 0, in favore delle auto nuove e meno inquinanti. Anzi: in favore, delle “Euro 4, 5 e 6”. Quindi, rottamare le auto vecchie e acquistarle nuove, o semplicemente cambiarle con altre auto usate, ma meno inquinanti. Nel fare questo, si è scagliato contro le auto ventennali tout-court e in particolare contro quelle “certificate”. Il CRS emesso dall’ASI “imbratta un documento dello Stato, e non si sa chi lo emette né come”. Ebbene, perché Sticchi Damiani, presidente anche di ACI Storico (e socio ASI), dovrebbe scagliarsi con tale forza, di fronte al capo del governo, contro le auto storiche? L’ACI, tramite il PRA, ricava dalle trascrizioni decine, centinaia, di milioni. Ma il PRA, secondo il Decreto Legislativo 98/2017, dal 1° luglio 2018 avrebbe dovuto scomparire: la carta di circolazione (documento emesso dalla Motorizzazione) avrebbe costituito il “documento unico” contenenti i dati del veicolo e della proprietà. La scadenza è poi stata prorogata al 1° gennaio 2020 e, adesso, al 1° novembre 2020.
Nel 2006 lo stesso ACI presentò il “Nuovo ANTA”, in accordo con l’Agenzia delle Entrate. Non si trattava di un armadio, bensì dell’Archivio Nazionale Tasse Automobilistiche. Con esso, all’ACI andava il servizio di riscossione di tutte le tasse legate all’automobile, sull’intero territorio nazionale, per conto del fisco.

Ora, l’ACI puntava, con la Finanziaria 2020, a farsi affidare per intero l’ANTA dallo Stato, anche sfruttando la leva della “ecologia” e delle auto “vecchie” da normare tramite la lista di salvaguardia. Il salvataggio dalle auto sporche e cattive avrebbe portato risparmi per lo Stato valutati da ACI in 60 milioni di euro per il 2020 e 158 milioni per il 2021 grazie al contrasto all’evasione fiscale e ai minori costi per la gestione delle pratiche. Tutto ciò abrogando le agevolazioni sulle auto ultraventennali e introducendo la “lista unica” e il pagamento dell’annotazione e verifica del CRS sul Documento unico (quello che sarà emesso dalla Motorizzazione), oltre alla possibilità di reimmatricolare le auto storiche con la prima targa.

Il Documento Unico sarebbe stato usato come base costitutiva del nuovo ANTA; il pallino della burocrazia sarebbe tornato nelle mani dell’ACI, con buona pace della Motorizzazione.

Questo era il progetto, che potrebbe ancora rientrare in qualche “Milleproroghe” o emendamento che dir si voglia. A gennaio ne sapremo di più.

Per ora, annotiamo che in questa guerra senza quartiere tra ACI e ASI non compaiono mai le parole “automobilisti” e “cittadini”. Buon anno (speriamo) a tutti.

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