Buon compleanno, Alfa Romeo Alfasud Sprint

Compie 40 anni la derivata Alfasud. A inizio anni 80 la Sprint cresce con un massiccio restyling che la svincola (almeno nel nome) dalla controversa berlina prodotta a Pomigliano, per poi chiudere con una versione semplificata di poco successo. Con essa finisce l’era delle sportive da famiglia classe 1300

Alfasud Sprint

Alfa Romeo presenta il 21 Settembre 1976 la coupé dell'Alfasud, la Sprint. Il Club Alfasud ci ricorda che quest’anno cade il quarantesimo anniversario di questa versione sportiva che andava a completare la gamma. L'Alfasud Club Italia ricordera' il 40° anniversario sia durante il suo raduno nazionale che nelle successive manifestazioni in programma. Noi facciamo la nostra parte ripercorrendo la storia del modello con un ampio servizio qui di seguito e nelle pagine seguenti e con la gallery di questo articolo.

 

Nonostante sia stata riscoperta dagli appassionati di Alfa Romeo “youngtimer”, non si può dire che l'Alfa Romeo Alfasud Sprint sia tra i modelli che hanno fatto la storia dell’automobilismo. Col senno di poi possiamo però riconoscerle di essere stata l’ultima rappresentante di un segmento cardine del mercato e in particolare del marchio del Biscione per buoni trent’anni: la coupé da famiglia con motore 1.3 cc. Con la Giulietta Sprint firmata Bertone, nel 1954 l’Alfa Romeo ha infatti inventato una nuova categoria di auto, alla quale il mercato ha subito risposto con convinzione: ragionevole per cilindrata, costi di gestione e dimensioni, la Sprint consentiva di togliersi belle soddisfazioni ai semafori e sul misto, così come di trasportare all’occorrenza tutta la famiglia. Una nicchia florida che ha visto nel tempo diversi marchi concorrenti gettarsi nella mischia, mentre la casa milanese tirava dritto con un altro pezzo da novanta, la Giulia GT Junior, sempre a firma Bertone. Proprio a fianco di quest’ultima, a partire dal settembre 1976, debutta la nuova Sprint, stavolta non più nata dalla matita di Bertone ma da quella di un altro grande, Giorgetto Giugiaro, e soprattutto non più derivata dal filone Giulia ma dalla più moderna – e controversa – Alfasud, con la quale condivide le linee di produzione del nuovo stabilimento di Pomigliano d’Arco.

Il boxer di Hruska

Voluta dal mitico ingegner Hruska, appassionato di motori Boxer dai tempi della sua esperienza in Porsche, e prodotta a partire tra il 1976 e il 1988 in 121.315 esemplari, al debutto si chiama “Alfasud Sprint”, dato che viene sviluppata in parallelo con la berlina e con essa condivide pianale, meccanica e passo (2455mm) a fronte di maggiori lunghezza (+130mm) e larghezza (+20mm) e minor altezza (-110mm). Il risultato appare squadrato e slanciato, in linea con gli stilemi Giugiaro di metà anni 70; il frontale a doppi proiettori è in perfetto stile Alfa e richiama in maniera chiara la sorella maggiore Alfetta GT. Nonostante le linee filanti e sportive non sacrifica eccessivamente la funzionalità, con portiere lunghe, quattro posti veri (il quinto resta più che altro teorico), un ampio vano bagagli accessibile dal portellone (l’Alfasud berlina aveva invece debuttato con un brutto e scomodo sportello baule), lunghi finestrini posteriori discendenti (anche se di poco). Sul fronte dei “minus”, le plastiche degli interni, scadenti e spesso male assemblate a causa dei discontinui standard di lavorazione dell’irrequieto stabilimento di Pomigliano, la trazione anteriore, poco adatta ad una coupé col quadrifoglio, e il prezzo d’acquisto, 5.280.000 lire, al di sopra praticamente di tutta la concorrenza nazionale e straniera, che ne frena in parte la diffusione. Nella gamma Alfa Romeo per alcuni mesi sopravvive come alternativa economica anche la GT Junior 1300, che a fine anni 70 appare però ovviamente datata. 

Un po’ Sud, un po’ 33

In queste pagine seguiamo quindi l’evoluzione delle Sprint in versione 1300, dalla meccanica tanto raffinata quanto singolare, contraddistinta dal propulsore boxer che, derivato dal 1.186 cc per 63cv della berlina, sulla coupé debutta in versione 1.286 cc monocarburatore da 76 Cv; non tantissimi in senso assoluto (la Giulietta Sprint Veloce 1.3 di vent’anni prima di cavalli ne aveva addirittura 90), ma comunque brioso a sufficienza per non lasciare insoddisfatti i clienti Alfa più esigenti, che apprezzano anche il cambio a cinque marce affilato e veloce, e la tenuta sicura, per quanto penalizzata dal sottosterzo tipico delle “anteriori”. Nel maggio 1978 arrivano i primi aggiornamenti: oltre a piccole variazioni estetiche, il propulsore vede la cilindrata salire a 1.351 cc per 79 cv, e viene affiancato da una nuova versione 1500 (1.490 cc per 85 Cv), entrambi ad accensione elettronica. La vettura Verde Pino che presentiamo è proprio una 1.351 cc del 1978 di proprietà del collezionista romano Andrea Sapìa, ed è in allestimento strettamente di serie con la tappezzeria in panno che sostituisce il misto tessuto scozzese/finta pelle dei primi modelli. L’anno seguente arrivano altre novità: per entrambe le cilindrate debuttano le versioni a doppio carburatore, che alla denominazione Sprint aggiungono il suffisso Veloce, e portano in dote un aumento di 7 cavalli per la 1.3 e 10 per la 1.5, oltre ad una migliore regolarità di funzionamento. Per parlare di una vera seconda serie bisogna aspettare però il 1983: la carrozzeria viene pesantemente ristilizzata con nuovi paraurti avvolgenti in resina, nuovi fascioni paracolpi sulle fiancate, nuova calandra, nuovo spoiler anteriore, nuova fanaleria posteriore, nuovi profili alla finestratura, nuovi cerchi ruota; all’interno nuovi tessuti, plancia e strumentazione di nuovo disegno e, meno visibile, una scocca irrobustita sui montanti anteriori e trattata con nuovi processi anticorrosione. Con la seconda serie sparisce anche il nome Alfasud: il modello diventa semplicemente Sprint, mentre la 1.5 diventa Quadrifoglio Verde e guadagna altri 10 cavalli per un totale di 105. Su quest’ultima versione la caratterizzazione sportiva diventa evidente, grazie ai cerchi in lega specifici, ai profili verdi sui paraurti e ai poggiatesta anteriori a retina, mentre la 1.3 mantiene un profilo più sobrio, salvando le ultime cromature e guadagnando nuovi interni in finta pelle e panno sale e pepe. Ne è un bell’esempio la Sprint Grigio Nisida di queste pagine, del 1983, che appartiene all’appassionato Andrea Persico.

 

Nel 1987, la Sprint è una vettura ormai stanca e piuttosto datata; l’Alfasud è stata sostituita dalla più moderna 33 e prima di pensionare anche la coupé in Alfa si decide di giocare l’ultima carta distanziando maggiormente le due versioni. Mentre la Quadrifoglio Verde sale di categoria grazie al nuovo motore di 1.712 cc da 118 Cv della omonima versione della 33, arrivando a sfiorare i 200 km/h, le 1.3 vengono aggiornate col criterio della semplificazione: spariscono i fascioni paracolpi sulle fiancate e i profili cromati, ancora dalla 33 vengono ereditati i freni anteriori sulle ruote (sulle “Sud” erano in-board), il ponte posteriore con i freni ora per la prima volta a tamburo e con freno a mano (prima era anteriore) e cambia il rapporto al ponte (da 11/39 a 8/37); modifiche sostanziali che, a dispetto della forte somiglianza estetica con la precedente, rendono opportuno identificare queste versioni come terza serie. All’interno le plastiche da nere diventano grigie al pari della similpelle, cambia la strumentazione (comune alle due versioni, con fondo scala a 240km/h) e le finiture in generale appaiono più modeste. I finestrini posteriori diventano fissi ma, curiosamente, rimane una finta manopola di apertura sui fianchetti. A questa terza serie appartiene l’esemplare nero fotografato, uno degli ultimi costruiti nel 1988 e immatricolata ‘89, di proprietà di Fabio Massimo Giusti, che è alla sua seconda Sprint. Le terza serie, soprattutto se 1.3, sono vetture rare all’epoca e addirittura rarissime ora, tanto che sia il Sapìa che il Persico, che lavorano da sempre nel mondo Alfa Romeo, raccontano di non averne quasi mai viste, sia in vendita che in assistenza. 

Fine di un’era

Al momento del lancio la Sprint è una vettura intelligente. Briosa, divertente, carina, vanta una linea affilata che sfrutta finalmente appieno il ridotto ingombro verticale del boxer, “fasciando” come un guanto i passeggeri, soprattutto in altezza. Elementi che le consentono di sopravvivere a lungo. E cioè fino alle soglie degli anni 90, quando allestimenti semplificati e una linea ormai decennale conducono inesorabilmente alla fine dell’epopea della coupé del biscione. Sparisce dai listini non soltanto un nome glorioso, ma anche l’ultimo modello dell’epoca d’oro delle coupé 1.3 da famiglia, che ha visto avvicendarsi negli anni Lancia Fulvia e Beta, Fiat 128, Opel Manta, Ford Capri, VW Scirocco, ma che è comunque nato e finito con il marchio Alfa Romeo e il nome di Sprint.

 

Fortunatamente il tempo è giudice e le Sprint di Giugiaro stanno finalmente vedendo risalire la considerazione (e le quotazioni). Data la rarità degli esemplari sopravvissuti  in condizioni originali e in buono stato, forse è il momento buono per mettersene una in garage, prima che i soliti collezionisti tedeschi ci portino via anche queste. Basti pensare che lo scorso 27 febbraio un esemplare di Alfasud Sprint 1.5 in versione “Trofeo” con documenti tedeschi e appena 240 km è andato all’asta a Berlino con una base di 15.000 euro e una stima di ben 30.000. Obiettivo quasi raggiunto: è stata aggiudicata per 27.236 euro.

Le Sprint da collezione

Durante i suoi 14 anni di carriera, l’Alfasud Sprint non si è fatta mancare diverse versioni speciali, buona parte delle quali su meccanica 1.5, molte destinate ai soli mercati stranieri. Oggi costituiscono rarità piuttosto ricercate dai fan del modello, e rappresentano la prima scelta per chi voglia mettersi in garage una Sprint con qualcosa in più. Le elenchiamo brevemente.

 

Alfasud Sprint Veloce 1.5 “Plus” (1981)

Prodotta in 2000 unità di cui 700 per il mercato italiano, si caratterizza per la colorazione specifica bronzo metallizzato, due filettature dorate lungo la fiancata e una alla base del padiglione con la scritta "Plus"; cerchi in lega color oro, spoiler anteriore e bordi del quadrifoglio in tinta vettura. La scritta posteriore di identificazione è in nero opaco e il terminale di scarico in acciaio inox. L’abitacolo sfoggia vetri color bronzo, sedili in velluto rigati nella parte centrale, pannelli coordinati, volante e pomello cambio color legno, orologio digitale, comandi del riscaldatore marrone scuro. Sulla plancia una targhetta con quadrifoglio e scritta "Plus" indica la numerazione progressiva dell’esemplare. Vernice e finiture ricordano la versione “Valentino” dell’Alfasud berlina.

 

Alfasud Sprint Veloce 1.5 “Trofeo” (1982)

Versione celebrativa del trofeo monomarca Alfasud Sprint, fu prodotta in meno di 1000 esemplari, di cui 200 per il mercato tedesco e 400 per quello francese. Verniciata in grigio chiaro metallizzato, reca due strisce sui fianchi, una nera ed una grigia, che includono la scritta "Trofeo". Completano la caratterizzazione estetica i montanti centrali e i cerchi in lega grigio scuro, il terminale dello scarico inox, i vetri azzurrati. Come per la “Plus”, troviamo una targhetta identificativa sulla plancia, l'orologio digitale, volante e pomello in finto legno. I sedili sono in tweed grigio. Gli esemplari per il mercato francese potevano essere equipaggiati con tetto apribile.

 

Alfasud Sprint Veloce 1.5” Salon '82” (1982)

Versione realizzata in 250 esemplari per il mercato svizzero, in occasione del Salone di Ginevra dell’82. Verniciata in grigio chiaro metallizzato e dotata di tetto apribile, si distingue per la presenza di filetti in grigio e nero sulle fiancate e tre bande in blu, rosso e bianco sul portellone, dove trova posto anche la scritta "Salon 82". Gli interni sono in panno grigio.

 

Alfasud Sprint “Speciale” (1983)

250 esemplari per il mercato britannico. Debuttano su questa versione inediti e massicci paraurti in plastica nero opaco. Immancabili anche in questo caso le strisce sulle fiancate, stavolta in grigio scuro, minigonne e spoiler alla base del lunotto; sulla mascherina compare un unico spesso baffo cromato. I cerchi in lega da 13" sono grigio scuro col bordo lucidato, l'interno è  in tweed grigio misto a texalfa. A completare la dotazione di serie lo stereo Pioneer KP5400, i vetri azzurrati e il tetto apribile; sulla plancia anche qui una targhetta col numero dell'esemplare, mentre per la carrozzeria stavolta c’è un po’ di scelta: Rosso Alfa, Nero Romano, Avorio Ionico e i due metallizzati Grigio Messina e Argento Ligure.

 

Sprint 6C (1984)

Esemplare di studio realizzato da Autodelta, monta il V6 da 2.5 litri in posizione centrale e doveva essere l’esemplare pilota di una piccola serie di vetture da corsa in grado di contrastare le berlinette “centrali” dell’epoca come Peugeot 205 Turbo 16 e Renault 5 Maxi. La situazione travagliata dell’Alfa Romeo in quel periodo tolse priorità alla realizzazione dei 200 esemplari necessari per omologare la vettura nel mitico Gruppo B. Il motore, derivato da quello della GTV 6 2.5, è montato alle spalle dei passeggeri anteriori, che in questo caso sono gli unici; a separarli dal motore un pannello in cristallo. Il lunotto posteriore è rimpiazzato da un pannello in plastica alettato per smaltire il calore del propulsore; alla base di questo un massiccio spoiler. L’interno sfoggia rivestimenti in pelle per sedili, pannelli e plancia, volante Momo, alzacristalli elettrici e vivaci tappeti rossi. All’esterno troviamo passaruota allargati, cerchi in alluminio maggiorati, paraurti in tinta, spoiler anteriore. Il numero di esemplari realizzati è imprecisato, si parla di appena due, capaci di superare agevolmente i 220 km/h.

 

Sprint 1.3 “Trofeo” - Francia (1984)

Ritorna la "Trofeo", stavolta su meccanica 1.3 e solo per il mercato francese. 200 gli esemplari, con le filettature sulle fiancate come sulla vecchia Alfasud Sprint Veloce 1.5 Trofeo (il nome Alfasud nel frattempo è stato soppresso), con l’aggiunta di tetto apribile trasparente Britax, filettature rosse ai paraurti, targhetta "Trofeo" sulla plancia e volante e pomello cambio in pelle.

 

Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde “Balocco” - Francia (1984)

Ancora una versione per il solo mercato francese su base 1.5 Quadrifoglio Verde. All’esterno sfoggia la scritta "Balocco" e tre piccole strisce oblique verdi seguite da una linea che termina in un quadrifoglio verde; completano il pacchetto lo spoiler posteriore e il tetto apribile. Unico colore disponibile il Bianco Capodimonte, esteso anche alla calandra.

 

Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde “Gran Prix” - Germania (1984)

È una Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde destinata al mercato tedesco e dotata di minigonne, passaruota supplementari, retrovisori, paraurti, calandra, montanti e uscite aria in colore vettura, col logo "Grand Prix" al posteriore e sui tappetini. Disponibile in Rosso Alfa, Nero Romano, Bianco Capodimonte e Grigio Nisida metallizzato.

 

Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde “Gran Prix” - Francia (1986)

Destinata al mercato francese, riprende il nome dell’omonima versione tedesca di due anni prima, anche se con essa ha poco da spartire. Disponibile in Rosso Alfa e Grigio Nisida metallizzato, monta paraurti in  tinta vettura e fanaleria anteriore completamente gialla; sulle fiancate  una linea nera corre dalla base del parabrezza al montante posteriore, dove troviamo anche la scritta "Grand Prix" seguita da tre barre blu, rosso e bianco. Gli interni sono in tessuto bianco e nero misto ad alfatex.

 

Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde “Salon de Genève '86” - Svizzera (1986)

Ritorna un’edizione dedicata alla kermesse elvetica: colore Grigio Nisida metallizzato, fiancate segnate da una grossa linea grigio scuro, paraurti e fasce paracolpi in tinta vettura marcate da una filettatura nera. Gli interni sono in velluto nero gessato con finiture in alfatex. Di serie tetto apribile e volante in legno.

Schede tecniche

SCHEDA TECNICA ALFASUD SPRINT 1.3 1976

Motore anteriore longitudinale, 4 cilindri contrapposti – Cilindrata 1286cc – Alesaggio x corsa 80x64mm – Rapporto di compressione 9:1 – Potenza 76cv a 6000 giri/min – Coppia max 10,5 kgm a 3500 giri/min – Alimentazione a pompa meccanica, carburatore doppio corpo Weber 32 DIR 61 – Trazione anteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 5 marce +RM – Sospensioni anteriori a ruote indipendenti tipo Mac Pherson, posteriori ad assale rigido e barra Panhard, ammortizzatori idraulici telescopici, molle elicoidali – Pneumatici 165/70 SR13 – Freni anteriori a disco sospesi, posteriori a disco, servofreno – Dimensioni: Lunghezza 4020mm, Larghezza 1620mm, Altezza 1305mm, Passo 2455mm – Peso 890kg – Velocità massima 165km/h.

 

SCHEDA TECNICA ALFASUD SPRINT 1.3 1978

Motore anteriore longitudinale, 4 cilindri contrapposti – Cilindrata 1351cc – Alesaggio x corsa 80x67,2mm – Rapporto di compressione 9:1 – Potenza 79cv a 6000 giri/min – Coppia max 11,3 kgm a 3500 giri/min – Alimentazione a pompa meccanica, carburatore doppio corpo Weber 32 DIR 81/250 – Trazione anteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 5 marce +RM – Sospensioni anteriori a ruote indipendenti tipo Mac Pherson, posteriori ad assale rigido e barra Panhard, ammortizzatori idraulici telescopici, molle elicoidali – Pneumatici 165/70 SR13 – Freni anteriori a disco sospesi, posteriori a disco, servofreno – Dimensioni: Lunghezza 4020mm, Larghezza 1620mm, Altezza 1305mm, Passo 2455mm – Peso 890kg – Velocità massima 168km/h.

 

SCHEDA TECNICA ALFASUD SPRINT VELOCE 1.3 1979

Motore anteriore longitudinale, 4 cilindri contrapposti – Cilindrata 1351cc – Alesaggio x corsa 80x67,2mm – Rapporto di compressione 9,8:1 – Potenza 86cv a 5800 giri/min – Coppia max 12,1kgm a 4000 giri/min – Alimentazione a pompa meccanica, carburatore doppio corpo Weber 32 DIR 61/100 – Trazione anteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 5 marce +RM – Sospensioni anteriori a ruote indipendenti tipo Mac Pherson, posteriori ad assale rigido e barra Panhard, ammortizzatori idraulici telescopici, molle elicoidali – Pneumatici 165/70 SR13 – Freni anteriori a disco sospesi, posteriori a disco, servofreno – Dimensioni: Lunghezza 4020mm, Larghezza 1620mm, Altezza 1305mm, Passo 2455mm – Peso 915kg – Velocità massima 170km/h.

 

SCHEDA TECNICA SPRINT 1.3 1983

Motore anteriore longitudinale, 4 cilindri contrapposti – Cilindrata 1351cc – Alesaggio x corsa 80x67,2mm – Rapporto di compressione 9,8:1 – Potenza 86cv a 5800 giri/min – Coppia max 12,1kgm a 4000 giri/min – Alimentazione a pompa meccanica, carburatore doppio corpo Weber 32 DIR 61/100 – Trazione anteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 5 marce +RM – Sospensioni anteriori a ruote indipendenti tipo Mac Pherson, posteriori ad assale rigido e barra Panhard, ammortizzatori idraulici telescopici, molle elicoidali – Pneumatici 165/70 SR13 – Freni anteriori a disco sospesi, posteriori a disco, servofreno – Dimensioni: Lunghezza 4024mm, Larghezza 1620mm, Altezza 1305mm, Passo 2455mm – Peso 915kg – Velocità massima 177km/h.

 

SCHEDA TECNICA SPRINT 1.3 1987

Motore anteriore longitudinale, 4 cilindri contrapposti – Cilindrata 1351cc – Alesaggio x corsa 80x67,2mm – Rapporto di compressione 9,7:1 – Potenza 86cv a 5800 giri/min – Coppia max 12,1kgm a 4000 giri/min – Alimentazione a pompa meccanica, carburatore doppio corpo Weber 32 DIR 61/100 – Trazione anteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 5 marce +RM – Sospensioni anteriori a ruote indipendenti tipo Mac Pherson, posteriori ad assale rigido e barra Panhard, ammortizzatori idraulici telescopici, molle elicoidali – Pneumatici 165/70 SR13 – Freni anteriori a disco, posteriori a tamburo, servofreno – Dimensioni: Lunghezza 4024mm, Larghezza 1620mm, Altezza 1305mm, Passo 2455mm – Peso 915kg – Velocità massima 178km/h.

 

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