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Enrico Barbano
02 February 2023

Mercedes 450 SEL 6.9: l'ammiraglia di Stoccarda

Per imponenza, classe e prestazioni, la Mercedes 450 SEL 6.9 a buon diritto rivaleggia con le Rolls-Royce del periodo. Non a caso è stata scelta da piloti di F1, principi e attori

Il 1975 non è certo il momento migliore per presentare al pubblico un’automobile di grossa cilindrata e grandi prestazioni, ma anche, di conseguenza, di grandi consumi. La grave crisi petrolifera e il generale momento di instabilità e incertezza internazionali, dovuto alle guerre arabo-israeliane, consiglia mitezza e pazienza. È un momento molto difficile, in cui pesanti nubi nere tornano ad addensarsi sul futuro del mondo, ancora un volta dopo la tensione della Guerra Fredda nel decennio precedente. Due anni prima, nell’autunno del 1973, per la prima volta l’Europa occidentale aveva preso coscienza di essere dipendente dagli stati arabi per l’approvvigionamento di petrolio. L’OPEC aveva limitato la produzione di greggio e il prezzo di benzina e gasolio era salito alle stelle. Il 25 novembre 1973 e nelle tre domeniche successive fino a Natale, in Germania era stato applicato un divieto nazionale di circolazione. Tuttavia, anche nella fase critica per l’industria automobilistica, Mercedes-Benz era stata in grado di aumentare i suoi numeri di vendita. In quel momento quindi, se c’è una Casa automobilistica che può azzardare, quella è proprio la Stella a tre punte di Stoccarda. Che nella primavera del 1975, seppure qualche mese dopo il previsto, presenta la 450 SEL 6.9, una berlina della serie W116 dotata del motore tipo M 100, V8 di ben 6,9 litri di cilindrata. L’anno prima, il modello 450 SE ha conquistato il più importante dei premi, l’ambito titolo di “Auto dell’anno”. Il modello di ingresso nella gamma della serie W116 al momento della presentazione è la 280 S, mentre in cima si pone la 300 SEL 6.3 da 250 CV, che fissa già un limite molto alto nel segmento. Ma evidentemente a Stoccarda questo non è sufficiente.

300 SEL 6.3: seconda alla 24 Ore di Spa del 1971

Come modello, la 300 SEL 6.3 esisteva già nella progenitrice serie W109: vi si era trapiantato il motore della Mercedes 600, creando la prima berlina “anabolizzata” della Casa di Stoccarda. Tradotto, 250 CV a 4.100 giri che, pur in presenza di un peso di quasi 18 quintali, fornivano prestazioni assolute (0-100 in 6,5 sec e 220 km/h) simili a quelle di una Porsche 911 ma con in più un comfort regale grazie a sospensioni pneumatiche e passo lungo. Molti piloti professionisti avevano fatto di questa la propria auto personale per i lunghi trasferimenti da una gara all’altra, garantendo alla berlinona un successo anche di immagine che aveva indotto la Mercedes a replicare l’operazione con la successiva serie S: appunto la W116 del 1972. Ma il successo non era stato soltanto di immagine, anzi. Proprio in circuito aveva ottenuto i risultati più eclatanti: la vittoria alla massacrante 84 Ore del Nürburgring del 1970 e l’eccezionale secondo posto (con vittoria di classe) alla 24 Ore di Spa del 1971.

Motore da corsa, comfort da limousine

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L’auto protagonista in Belgio era stata simpaticamente definita “scrofa rossa” per il colore che rivestiva tanta corpulenza e montava il motore V8 sigla M 100 opportunamente elaborato, a partire dalla cilindrata portata a 6,8 litri (circa 420 CV la potenza ottenuta). Il venerabile (era del 1963) motorone M 100, alimentato a iniezione meccanica, aveva insomma già sperimentato l’aumento di cilindrata fino alla soglia dei sette litri (grazie all’aumento di alesaggio da 103 a 107 mm), con cui sarà montato sulla nuova nata, in barba alla guerra del Kippur: e cioè la 450 SEL 6.9 che, svelata al pubblico al Salone di Ginevra del 1974, inizierà a essere prodotta per l’appunto nel 1975, su catena di montaggio dedicata.

Una esclusività che contribuisce a far lievitare il prezzo in modo geometrico: in Italia nel 1977 costa quasi il doppio della SEL 4.5, 39.593.000 Lire.

I 286 CV della 450 SEL 6.9, circa 36 CV in più (al ridicolo regime di 4.250 giri) della progenitrice, compensano i due quintali circa di aggravio nel peso, dovuti in gran parte alla super dotazione di servomeccanismi montati di serie. Se il V8 assorbe senza patemi gli aumenti di cilindrata, mantenendo intatte le proverbiali doti di trattabilità e dolcezza di funzionamento che paiono far viaggiare le sue auto su strade di velluto, lo stesso non si può dire della trasmissione, messa a dura prova da cotanta “schiena”: parliamo di 58 kgm di coppia, che mettono in crisi il cambio automatico Daimler-Benz a quattro marce della 600 e della 300 SEL 6.3, costringendo i progettisti ad approntare un più robusto tre marce che, però, risulta responsabile, insieme al peso in più, delle prestazioni inferiori in accelerazione rispetto alla 6.3: lo 0-100 ora richiede 7,4 secondi per essere completato. Cosa che non infastidisce granché, per non dire affatto, i suoi clienti, per esempio James Hunt e Keke Rosberg, e men che meno Frank Sinatra, John Fitzgerald Kennedy Jr., Adriano Celentano, Telly Savalas, Peter Fonda e nemmeno Sofia Loren.

Parola d'ordine affidabilità

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A proposito: cosa spinge i 7.380 acquirenti della 6.9 a spendere tanto di più rispetto alla normale 4.5? Non crediamo che i 61 CV dichiarati in più siano il solo motivo. Certamente c’è l’edonistico appagamento del possedere quella che a tutti gli effetti è la Rolls-Royce di Germania, la volontà di sfoggio dello status-symbol e altre amenità del genere. Ma il prezzo superiore ha anche altre valide giustificazioni tecniche. Il carter secco, per esempio, adottato per abbassare il propulsore, che ora ha testate in alluminio. Tale soluzione permette inoltre di aumentare la capacità del circuito di lubrificazione fino a 12 litri (contro i 7,5 delle altre serie S), aumentando così la già notevole affidabilità. Tanto che ogni esemplare, terminato il montaggio del tutto manuale, è provato al banco per quattro ore, con un ciclo di 40’ a tutto gas; inoltre il cambio d’olio è fissato ogni 15.000 km, quando molte auto del tempo faticano ad arrivare a 10.000. Infine, le punterie sono comandate da un sistema automatico idraulico che ne elimina la regolazione del gioco: una novità anche in casa Mercedes.

Ma tutto questo ancora non basta. Ci sono infatti anche le sospensioni idropneumatiche, con un sistema simile a quello montato sulle Citroën, abbinato alla tipica robustezza made in Germany. Sono queste che fanno somigliare la nuova ammiraglia a un tappeto volante. Il compressore che tiene in pressione il sistema è azionato dalla catena di distribuzione, a tutto vantaggio dell’affidabilità; e in caso di guasto, la macchina non si abbassa fino a sfiorare la strada come accade con le auto francesi, perché resta sostenuta da ammortizzatori d’emergenza in gomma dura. Il cambio è specifico per la 6.9, mentre il differenziale è uno ZF autobloccante con rapporto finale molto lungo (2.65) per diminuire il regime del motore in autostrada.

Interessa forse ai clienti piloti, meno agli attori, ma un’altra esclusiva di quest’auto è il comportamento dinamico: nonostante i quasi venti quintali di massa a vuoto, e contrariamente a una Rolls-Royce che di fatto è la sua concorrente diretta, la “Mercedesona” si guida, e anche piuttosto bene. È chiaro che non ci si può aspettare la maneggevolezza di una piccola sportiva, ma la sincerità del telaio abbinata alla coppia poderosa del motore e alla qualità della frenata permettono di viaggiare molto velocemente anche sulle strade più “guidate”.

Pochi accessori di serie

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Quello che appare inconcepibile, sempre rispetto al prezzo di acquisto, è la mancanza di accessori di serie come interno in pelle, tetto apribile, cerchi in lega e perfino l’autoradio, tutti a richiesta con sovrapprezzo! Sono di serie, per fortuna, il condizionatore d’aria, per quanto a comando manuale ma comunque di grande efficienza, e ci sono vetri elettrici e poggiatesta, oltre a tergi lavafari e controllo di velocità; presenza importante per la sicurezza sono le cinture con pretensionatore, una vera primizia per l’epoca.

Bisogna attendere il 1977, quando la Rolls-Royce presenta la Silver Shadow II dotata di accessori di ogni tipo, per avere, in contemporanea con l’esportazione in USA, la radica di noce nell’abitacolo al posto del legno zebrano, il tunnel centrale tra i sedili e il climatizzatore automatico. L’anno dopo, è su questo modello che debutta il sistema antibloccaggio dei freni della Bosch, che da anni lo sta mettendo a punto anche grazie alla collaborazione della Casa di Stoccarda. Un’altra novità che, dal punto di vista storico, è sufficiente, ove ve ne fosse bisogno, a fare di quest’auto una “instant classic”. Quarantacinque anni dopo, la 450 SEL 6.9 è una delle Mercedes-Benz classiche più desiderate:

È un’icona del nostro marchio

dice Patrik Gottwick, capo di All Time Stars, il dipartimento che si occupa della commercializzazione delle storiche di Stoccarda -. Tutta la serie 116 è molto ricercata, ma più di tutte la 450 SEL 6.9, il cui valore sta aumentando come si è visto in aste recenti. Il motivo risiede nella produzione limitata e nella qualità dell’auto, paragonabile a una moderna, oltre alle sue prestazioni”.

SCHEDA TECNICA

Mercedes Benz 450 SEL 6.9 (tra parentesi i dati della versione USA)

Motore Tipo M-100 8 cilindri a V di 90° anteriore longitudinale Alesaggio 107 mm Corsa 95 mm Cilindrata 6834 cc Rapporto di compressione 8,8:1 (8:1) Potenza 286 (250) CV a 4.250 (4.000) giri Coppia 58 (49,8) kgm a 3.000 (2.500) giri Distribuzione monoalbero a camme in testa per bancata Alimentazione a iniezione meccanica Bosch K-Jetronic Lubrificazione forzata carter secco Capacità serbatoio olio 12 litri Raffreddamento ad acqua Impianto elettrico a 12 Volt Alternatore 1050 Watt Batteria 88 Ah

Trasmissione Trazione posteriore Cambio automatico MB W3B 050 a tre marce Rapporti: I 2,3:1; II 1,46:1; III 1:1; RM 1,84 Rapporto al ponte 2,65:1 Cerchi in acciaio 6,5J x 14” Pneumatici Michelin XWX 215 VR14

Corpo vettura Telaio monoscocca in acciaio Carrozzeria berlina 4 porte Sospensioni anteriori indipendenti, bracci trasversali, elementi elastici a sfere di gas compresso, barra stabilizzatrice Sospensioni posteriori indipendenti, triangoli, elementi elastici a sfere di gas compresso, barra stabilizzatrice, dispositivo autolivellante Freni a disco autoventilanti sulle quattro ruote, servofreno a depressione, dal 1978 ABS a richiesta Sterzo a circolazione di sfere con servosterzo Capacità serbatoio carburante 95 litri

Dimensioni (in mm) e peso Passo 2.960 Carreggiata anteriore 1.520 Carreggiata posteriore 1.500 Lunghezza 5.060 (5.335) Larghezza 1.870 Altezza 1.425 Peso a vuoto 1.935 (1.985) kg

Prestazioni dichiarate Velocità massima 225 km/h Consumo medio carburante 16 litri/100 km Accelerazione 0-100 km/h 7,4 sec Accelerazione 0-1.000 m 28 sec

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