di Francesco Pelizzari - 05 gennaio 2019

Utile prima che utilitaria

La “vettura piccolissima” (TPV, Toute Petite Voiture) nasce per sostituire i carri trainati da cavalli dei contadini francesi. Poi diventa fenomeno di moda con una serie di divagazioni, tra cui la Mèhari (Foto archivio RIASC)
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    Due cavalli: che potenza è? Ridicola. Fa ridere negli anni ’30 del secolo scorso, figuriamoci oggi. Ma il nome della “piccolissima automobile” Citroën non si riferisce alla potenza del motore, bensì a quella fiscale. Perché in realtà la vetturetta francese di cavalli vapore al debutto nel 1948 ne ha ben… 9! Tanti ne eroga il bicilindrico di 375 cc che la spinge all’inizio. D’altra parte il suo scopo non è certo correre, bensì essere leggera, stabile, facile da guidare anche per “una contadina neopatentata”. E poi le strade del 1948 non sono certo quelle di oggi: molte sterrate, dissestate, rovinate dal passaggio dei mezzi militari. Il compito della vetturetta Citroën è di portare due cristiani e un po’ di masserizie da un punto “a” a un punto “b”. Tutto il resto è superfluo. D’altra parte, cos’altro può chiedere a un’automobile un tizio che di nome fa Boulanger, tradotto in italiano “panettiere”?
    La Francia esce dalla seconda guerra mondiale piuttosto malconcia, seppur meno dell’Italia. Come l’Italia, è un paese contadino, che prima del conflitto ha iniziato appena a conoscere la mobilità individuale. Pierre-Jules Boulanger è un signore che nel 1935 prende il posto di André Citroën alla guida dell’azienda. La ditta vive dei fasti della Traction, automobile all’avanguardia e costosa da produrre. Citroën ha grandi idee, tecniche e commerciali, ma per il lancio del modello rivoluzionario e per sostenerne la produzione si è indebitato fino al collo con le banche, in un periodo tutt’altro che facile, dopo la grande crisi statunitense del 1929. L’azienda è stata salvata dai fratelli Michelin, i quali mettono al timone monsieur Boulanger, di Clermont Ferrand come loro. Quest’ultimo è uomo che bada al sodo, tanto che ha lasciato la Francia nel 1914 per cercare fortuna in America, dove ha creato un’azienda che produce tram. Ma non è insensibile al richiamo della patria allo scoppio della prima guerra mondiale. Terminata la guerra rimane in Francia e lavora alla Michelin, dove dimostra grande pragmatismo. Qualità per la quale i fratelli Michelin lo mettono a capo della Citroën: il suo compito è salvare il loro investimento, e Boulanger, uomo senza dubbio intelligente, riesce nell’intento adottando una gestione all’insegna del rigore ma senza perdere la creatività e il gusto dell’innovazione tipici del fondatore. Anzi, resta affascinato dalle stesse filosofia e aspirazioni di Citroën, tanto da chiedere ai Michelin di restare al timone anche dopo aver riportato la barca sulla rotta giusta.
    (L’articolo completo su Automobilismo d’epoca in edicola)

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